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Vuelle, c’è l’energia verde nel serbatoio: "I ritmi di quest’anno sono davvero spaziali"

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05.03.2026

Roberto Venerandi, storico preparatore atletico della Vuelle, racconta i segreti di una stagione fin qui davvero straordinaria

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Il lavoro di Roberto Venerandi, storico preparatore della Vuelle, non è mai stato così facile come quest’anno. Un gruppo strepitoso, che in allenamento spinge tutti i giorni con grande energia: "Non è difficile gestire questa squadra, che non ha bisogno di tanti comandi – dice -: quando c’è da lavorare, lo fa con grande partecipazione. Cerchiamo di modulare i carichi, che sono comunque sempre intensi". I ritmi sono altissimi e l’aneddoto raccontato da Leka fa sorridere il prof: "Confermo quello che ha detto Spiro, i ritmi sono spaziali, tanto da sorprendere gli stessi giocatori. Quando Tambone si è fermato per la lombalgia, assistendo agli allenamenti dal di fuori, a un certo punto mi ha chiesto: ma noi corriamo sempre così? E proprio in quel momento Bucarelli ha redarguito i compagni perché avevano rallentato. Ci è scappato da ridere".

Il pensiero comune è che su questa tenuta fisica abbia influito l’età media più bassa: "Quando sei un professionista, conta relativamente. Contano di più gli esempi dei compagni: quando i tuoi punti di riferimento sono due come Tambone e Bucarelli, tutti li seguono. A questi pilastri si è aggiunto Miniotas, una vera roccia. Le scorse annate Regi, in contesti di livello più alto, giocava 15-16 minuti di media mentre da noi sta in campo 28-30’: non è facile raddoppiare il proprio minutaggio ed essere sempre performante".

La lezione dello scorso anno è stata d’aiuto al club su come costruire il roster: "Diciamo che le criticità emerse hanno dato delle indicazioni. Io sono del parere che tutti quelli che arrivano a giocare in serie A hanno le abilità per giocare a pallacanestro: la differenza sostanziale è la disponibilità a recepire le indicazioni dello staff ed essere disposti a faticare per riuscire a metterle in campo, altrimenti il risultato è piatto". L’esempio lampante è Virginio, che ha cambiato pelle: "La sua crescita esponenziale è merito suo, ma pure del lavoro che lo staff tecnico ha fatto su di lui: guardate oggi come tiene la posizione difensiva e come va a rimbalzo".

Via Felder dentro Johnson: a livello atletico è cambiato il mondo: "Il problema di Felder è che le sue enormi potenzialità muscolari non sono in asse con la postura del corpo, sono squilibrate: è come se il motore di una Ferrari fosse montato su una Cinquecento. Forse è tardi, ma il consiglio che gli ho dato per il futuro è lavorare meno coi pesi e più sull’estensibilità. Jazz? Ha la capacità di decelerare in un decimo di secondo e ripartire in maniera esplosiva che manda in tilt il difensore".

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