Medici di famiglia, la rivoluzione d’ottobre: “Visite e ascolto 12 ore al giorno”
Dottori, la rivoluzione d’ottobre «Visite e ascolto 12 ore al giorno» Le Aggregazioni funzionali territoriali riuniranno i medici di famiglia per garantire assistenza ai pazienti
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Cesena, 4 aprile 2026 – Garantire ai pazienti visite e ascolto per 12 ore al giorno cinque giorni su sette, assicurare ai medici di famiglia capacità di cura e cicli orari che non sacrifichino i loro diritti. Una quadratura della medicina di prossimità che dovrebbe trovare sostanza nelle “Aggregazioni funzionali territoriali” (Aft).
A che punto siamo? “Le Aft, che saranno 14 in provincia di Forlì-Cesena, ossia una ogni 30 mila abitanti, diventeranno operative dal 1° ottobre”, scandisce il dottor Francesco Sintoni, coordinatore delle attività del Distretto Forlì-Cesena dell’Asl Romagna.
Cosa succederà da qui ad allora?
“L’Asl Romagna provvederà a declinare l’accordo a livello aziendale”.
Come saranno strutturate le Aft che interessano il nostro territorio?
“Le dimensioni saranno funzionali non strutturali. Ossia non aggregazioni dei medici tutti in un unico punto fisico. E’ più un aspetto organizzativo. L’attività dei medici viene riconfigurata in una sorta di unità operativa che deve lavorare per garantire la continuità dell’assistenza ad una determinata popolazione di riferimento”.
In pratica cosa cambierà per i pazienti quando si recheranno dal medico di famiglia?
“Chi va dal proprio dottore e lui è assente saranno disponibili i medici che lavorano in equipe con lui che, nella quasi totalità dei casi, dovranno essere nella medesima struttura. Se poi si tratta di urgenze non differibili ci saranno i punti ad accesso diretto, ossia gli ex Cau, che verranno chiamati ambulatori di Aft”.
Già ora però, nella nostra provincia, operano medici associati in nuclei.
“Sì, ci sono già 14 gruppi con 18 nuclei. Ciò che cambia è l’attenzione sul governo del sistema che viene posta sull’aggregazione e non sul singolo. Fino ad ora ogni medico singolarmente aveva degli obiettivi di salute da raggiungere, ossia gestione del diabete, vaccinazioni, patologie croniche, ciò ha dato il via ad una grande eterogeneità di comportamenti. C’era chi si presentava molto disponibile e chi lo era meno. La grande innovazione che introduce questo nuovo accordo è che gli obiettivi non saranno più sul singolo medico, ma su tutta l’aggregazione, come avviene per le unità operative aziendali. Si tratterà di risultati che daranno accesso ad incentivi economici che a loro volta derivano dal raggiungimento degli standard previsti, ma non più solo sugli assistiti del singolo medico bensì della popolazione di riferimento”. Non c’è il rischio che si comprometta il rapporto personale fiduciario con il medico di famiglia così come è inteso tradizionalmente?
“No. Il modello precedente è stata implementato in un momento in cui la popolazione aveva bisogni diversi dei quali il medico di famiglia era in grado di prendersi cura. S’inquadrava in uno scenario socio demografico ed epidemiologico in cui su 1.500 assistiti non erano più di 200 i pazienti cronici sui quali doveva concentrare le proprie energie. Mentre aveva molti pazienti giovani/adulti con pochi bisogni assistenziali. Ora lo scenario è invertito: centinaia di assistiti con patologie croniche con necessità complesse e tanti altri pazienti con bisogni certificativi, prescrittivi, clinici che devono essere risolti velocemente. Una situazione ad imbuto in cui il medico di medicina generale, nella solo funzione di fiducia, non riusciva più a rispondere adeguatamente alle domande”.
Come impatterà sui piccoli centri già oggi in carenza di ambulatori?
“Le Aft dovranno per contratto garantire attività ambulatoriale anche nei piccoli comuni o nelle frazioni con almeno 500 abitanti. Si prevede, dunque, una maggiore capillarizzazione”.
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