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Schiaffo dai sondaggi: Trump crolla al 35%. Repubblicani spaccati /

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07.04.2026

Il presidente Donald Trump durante una conferenza alla Casa Bianca (Ansa)

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Washington, 7 aprile 2026 – Per un presidente eletto grazie alla promessa di ridurre il prezzo della benzina, il petrolio sopra i cento dollari è un problema grave. Gravissimo, anzi, in vista delle elezioni di mid-term in cui potrebbe perdere la maggioranza: uno scenario improbabile fino a poco tempo fa, adesso plausibile alla luce delle più recenti elezioni suppletive. La democratica Gregory, per esempio, ha vinto con un margine di due punti e mezzo il collegio di Palm Beach in Florida (comprende perfino Mar-a-Lago) che alle presidenziali del 2024 aveva votato per Trump con un margine di ben undici punti. Perfino le roccaforti repubblicane come Texas e Florida potrebbero essere in gioco, allora.

Secondo i sondaggi più recenti, due terzi degli americani attribuiscono alle politiche trumpiane un peggioramento dell’inflazione: quello che non avevano ancora fatto i dazi l’ha fatto la guerra in Iran, col prevedibile blocco di Hormuz e rincaro del petrolio. Il nervosismo di Trump si vede. Da Truth Social, dove domenica mattina ha postato l’ennesimo ultimatum con un linguaggio aggressivo: “aprite quel c…. di stretto” o l’America scatenerà l’inferno (diversi predecessori di Trump, da LBJ a JFK passando per Nixon e Biden, sono stati notoriamente sboccati; ma mai in un contesto di relazioni internazionali). Non funziona, però: l’Iran risponde duramente, i mercati reagiscono e il petrolio rincara ulteriormente.

Nervosismo che spiega perché Trump abbia ricominciato a licenziare ministri, come nel primo mandato: recentemente Pam Bondi (giustizia, compresa la fastidiosissima questione degli archivi Epstein) dopo Kristi Noem (sicurezza interna e polizia migratoria), e pare che non abbia finito: ci aveva costruito una carriera, sulla frase “sei licenziato”, prima della politica. Trump cerca di attribuire ai suoi collaboratori le zavorre di cui vorrebbe liberarsi (ha già attribuito l’operazione iraniana al ministro della difesa Hegseth, che però finora è rimasto al suo posto), ma non è detto che ci riesca: perfino tra gli elettori repubblicani, secondo un sondaggio recente, la sua approvazione è scesa per la prima volta sotto il 50%. Sulla media dell’elettorato, l’approvazione risulta intorno al 35%, un dato vicinissimo allo ‘zero assoluto’ stimato dai sondaggisti al 33% (gli ultra-MAGA duri e puri). Si cominciano a osservare, quindi, frammenti di disobbedienza.

A partire dai deputati e senatori che andranno incontro alle elezioni di mid-term e che, alla fine, ci tengono a conservare seggio e stipendio: e quindi non votano alcune misure fortemente volute da Trump, dal finanziamento dell’ICE ai cambiamenti delle regole elettorali. Anche tra i giudici della Corte suprema, a maggioranza schiacciante repubblicana: in questo momento si discute dell’abolizione dello ius soli, per decreto presidenziale. L’avvocato dell’amministrazione sostiene che “è un mondo nuovo” e che per questo bisogna cambiare le regole. “Sarà anche un mondo nuovo, ma la Costituzione è la stessa” ha ribattuto il conservatore John Roberts, presidente della Corte.

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