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La terapia dei cani in ospedale

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14.02.2026

Applaudo l’iniziativa dei cani in ospedale, è una terapia che porta sollievo, l’affetto è sincero, il cane dà tanto e in cambio chiede solo una carezza. Non dimenticherò mai quella foto dei tre cani all’ingresso dell’ospedale che aspettavano il loro padrone ricoverato. Mi sanguina il cuore quando penso a chi li abbandona per andare in ferie, o perché lo prende da cucciolo per far contento il figlioletto, e poi lo abbandona da adulto.

La compagnia di un animale dà sollievo, gli animali concedono affetto e sono ricambiati, attenuano la solitudine, aiutano anche quando la vita presenta circostanze difficili. Ecco perchè tanti anziani trovano aiuto nella compagnia di un cane o di un gatto che vive con loro in casa. La possibilità di portare un cane in ospedale a visitare il proprio padrone o a giocare con i bambini o adulti è la terapia dell’affetto. E funziona. Ovvio che servono regole precise. Bologna è un esempio positivo. L’accesso dei cani in alcuni ospedali è consentito per visite a pazienti, previo accordo con la direzione sanitaria, seguendo un severo protocollo igienico: animali puliti, guinzaglio e museruola. La pet therapy è attiva al Bellaria e al Rizzoli, mentre il Sant’Orsola ospita progetti appositamente studiati per i bambini. I cani devono essere condotti da persone in grado di gestirli, anche mantenendo puliti gli spazi. All’ospedale Bellaria, per esempio, ogni settimana, i pazienti in carico al Day service oncologico, che affrontano un lungo periodo di cura, partecipano a sessioni guidate da professionisti specializzati negli Interventi assistiti con animali (IAA). Possono accarezzare e giocare con cani e gatti e ciò secondo i medici migliora l’umore per affrontare il percorso oncologico.

mail: beppe.boni@ilrestodelcarlino.it


© il Resto del Carlino