Cattivo esempio degli adulti sui cellulari
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Uno psicologo sul Carlino dichiarava che solo in Italia i bambini vogliono il cellulare. Io, pensionato, prendo spesso l’autobus per muovermi a Bologna.
Recentemente mi sono soffermato a guardare i miei compagni di viaggio. Avevo attorno sedute 11 persone, nove di esse avevano lo smartphone in mano, girandomi ho visto solo due altri viaggiatori senza. Ora chiediamoci perché un bambino vuole il suo telefonino.
Se la maggioranza degli adulti non sa più fare a meno dello smartphone, che ormai serve a tutto fuorché telefonare, è ovvio che i bambini e gli adolescenti ne seguono l’esempio. Però è anche vero che il cellulare è un passatempo che riempie i momenti vuoti. Sei in autobus? Nell’attesa apri un sito di informazione, controlli la chat degli amici di scuola, apri le mail. È uno strumento entrato a fare parte della vita quotidiana, comodo, veloce, indispensabile per comunicare. Bisogna però evitarne l’abuso e diventare telefono-dipendenti. I bambini vanno guidati, l’educazione deve iniziare dalla famiglia, ma non sempre succede. Se si abituano i ragazzini a utilizzare questo strumento fin da piccoli avranno probabilmente più equilibrio da grandi. Spesso il cyberbullismo comincia, o viene alimentato, proprio dallo smartphone che, in mano ai minori, può diventare un’arma. Poi, la scuola. Mentre si sta discutendo di una legge per limitare lo smartphone sotto i 14 anni e i social sotto i 16, gli istituti di Bologna applicano norme severe sul divieto durante le ore di lezione, seguendo l’indicazione del ministro dell’Istruzione. Testa in classe e cellulari fuori (spenti) spesso collocati all’interno di apposite cassette negli zainetti. Quando suona la campanella si possono recuperare. L’uso corretto e consapevole del telefono comincia da qui, dalle regole, il resto lo fa l’educazione.
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