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L’oasi felina c’è, ma i gatti no. La convenzione non è stata siglata

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14.02.2026

Non si sentono miagolii provenire dall’oasi felina di Gabicce. Lo spazio recintato di circa 500mq vicino al campo Quadro in prossimità dell’area riservata agli orti c’è. Ma i gatti no. Inaugurata a metà agosto grazie a un investimento di 45mila euro (di cui 30mila a carico di Gabicce, i restanti di Gradara) per ottemperare alla legge regionale sugli animali di affezione e per la prevenzione del randagismo, l’oasi felina non è ancora riuscita ad aprire le porte ai felini abbandonati, feriti o malati che si trovano sul territorio perché il Comune non ha siglato la convenzione per la gestione.

Una mancanza che ha richiamato l’attenzione dell’associazione Eze-Ente Zoofilo Ecologista Odv che si è messa sul chi va là, facendo notare che il mancato funzionamento di una struttura di ricovero per i gatti malati e abbandonati innesca una serie di effetti domino negativi. Da una parte le ricadute a danno del benessere degli animali, dall’altra quelle in termini di impegno e di costi che vanno a gravare sulle spalle dei volontari delle associazioni, che in assenza di un’oasi devono farsi carico personalmente delle ospitalità dei gatti e delle loro cure.

"Sul randagismo felino la legge regionale 10/97 prevede competenze a carico dei Comuni e altre a carico dell’Ast – sostiene la volontaria Paola Paccassoni - . Al Comune spetta la realizzazione e la gestione di gattili e oasi feline e la tutela delle colonie presenti sul territorio. All’Ast spettano invece tutti gli aspetti sanitari come il pronto soccorso, le cure mediche ecc.... Non basta quindi costruire il gattile che, in assenza di personale adeguato non può funzionare – prosegue - . I Comuni devono pertanto stipulare contratti a titolo oneroso (cioè che prevedano dei contributi all’associazione) per la gestione delle strutture e degli animali ricoverati, che se diretti ad associazioni di volontariato hanno il vantaggio di garantire il buon mantenimento degli animali e favorirne le adozioni". Insomma serve la convenzione. Un impegno importante rispetto al quale il Comune, secondo l’associazione, non può fare un lavoro a metà.


© il Resto del Carlino