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Un catetere nell’arteria per sbaglio, paziente colpita da ictus grave. Ospedale risarcisce 430mila euro

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28.02.2026

La donna venne operata nell’aprile del 2021 all’ospedale di Urbino. Poi venne trasferita ad Ancona per l’ictus

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Ancona, 27 febbraio 2026 – Un catetere infilato nell’arteria invece che nella vena, il trasferimento nel capoluogo, poi l’ictus. È il dramma sanitario che si è chiuso ad Ancona, all’ospedale del capoluogo, unico centro ictus di secondo livello delle Marche. Per una donna di 84 anni, però, la vita non è più tornata quella di prima. La Corte d’Appello dorica ha condannato le strutture coinvolte (Urbino e Ancona) a risarcire con oltre 429mila euro la paziente, originaria di Mercatello sul Metauro e residente a Pesaro.

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L'errore in sala operatoria a Urbino

La storia parte nell’aprile 2021 all’ospedale di Urbino dove la donna era stata ricoverata per un’emicolectomia, intervento necessario dopo la diagnosi di tumore al colon. Il 23 aprile in sala operatoria venne posizionato un catetere venoso centrale. Ma il dispositivo finì nell’arteria, non nella vena. L’errore, però, emerse solo successivamente, quando il flusso del sangue fece sospettare qualcosa di anomalo. Gli esami confermarono poi l’accaduto.

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Il trasferimento ad Ancona e l'ictus

Dopo una serie di contatti tra le strutture di Urbino e l’ospedale di Ancona e l’attesa del materiale necessario per la procedura endovascolare, il catetere non venne rimosso immediatamente. Il trasferimento all’ospedale anconetano avvenne solo il 29 aprile 2021. Dopo la rimozione del catetere, nelle ore successive, comparvero i sintomi: difficoltà nel parlare, debolezza al lato destro del corpo. La Tac confermò una lesione ischemica cerebrale. Un ictus. Fino a quel momento la donna, pur anziana, era autonoma. Dopo quell’evento non riuscì più nemmeno a mangiare da sola. I consulenti parlarono di un’invalidità permanente tra il 65 e il 70 per cento.

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La sentenza e le responsabilità

Nel 2024 il Tribunale di Ancona riconobbe una responsabilità dell’80 per cento ad Ancona e del 20 per cento a Urbino, liquidando 429.704 euro alla paziente e somme ai figli. Nel 2026 la Corte d’Appello ha rivisto la ripartizione interna: responsabilità al 50 per cento ciascuno. Per i giudici, senza l’errore iniziale a Urbino non ci sarebbe stato bisogno dell’intervento correttivo. Ma anche Ancona, unico centro ictus di secondo livello della regione, come richiamato nella consulenza tecnica e valorizzato dalla Corte, avrebbe dovuto adottare maggiore prudenza nella gestione successiva.

Il risarcimento finale dopo cinque anni di battaglie

Il danno complessivo è stato quantificato in 461.348 euro, poi ridotto a 429.728 euro dopo la detrazione della pensione di invalidità percepita. Gli interessi decorrono dalla sentenza al saldo. Viene cancellato, invece, il risarcimento ai figli: secondo la Corte non è stata fornita prova concreta di un danno diretto e specifico. Quella che si è chiusa in secondo grado è una dolorosa vicenda umana che si è tradotta in cinque anni di battaglie giudiziarie. Una donna entrata in ospedale nel 2021 per curare un tumore e uscita con un ictus che le ha cambiato per sempre la vita.

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© il Resto del Carlino