“Abusi, isolamento e conti svuotati”, scacco alla setta dell’alchimia: fermato il santone. Ecco chi è
Alfredo Mangone ripreso nel servizio della trasmissione televisiva Far West
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Pesaro, 1 aprile 2026 – Una setta tra Marche e Umbria: soldi, isolamento e abusi. E ora i “santoni” sono finiti in carcere. Si facevano chiamare “maestro”, “maestra”, “sciamano”, “guaritore”. Per i loro seguaci erano guide spirituali, per gli inquirenti i vertici di un sistema capace di manipolare, isolare e sfruttare chi vi entrava. Al centro dell’inchiesta della Procura di Perugia ci sono Alfredo Mangone e Tatiana Ionel, conosciuti all’interno della comunità come Kaar Yampui e Mamas Nua Janua, figure di riferimento della realtà criptocristiana “Conoscenza è Libertà”.
I fermati e gli indagati a piede libero
I due sono stati raggiunti da un provvedimento precautelare di fermo insieme ad altri due indagati, uno dei quali si troverebbe all’estero, con accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata a truffa, estorsione e violenza sessuale. Mangone e Ionel si trovano in carcere: ieri si è svolta l’udienza di convalida, durante la quale si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere, mentre il gip si è riservato. Altri due indagati a piede libero.
Tutto ruotava attorno alla figura del ‘maestro’
Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, il gruppo operava tra Marche e Umbria con una presenza, secondo gli investigatori, anche nell’entroterra pesarese, in particolare nella zona di Apecchio. Qui, prima del trasferimento a Pietralunga, avrebbe avuto sede una delle basi della comunità. Il sistema, secondo gli investigatori, ruotava attorno alla figura del “maestro”, ritenuto capace di “far nascere Cristo” negli adepti. Un percorso spirituale che, però, avrebbe avuto un prezzo: denaro e totale distacco dalla propria vita precedente.
Violenza sessuale per “purificare l’anima”
Un capitolo riguarda le accuse di violenza sessuale. Il presunto capo avrebbe approfittato del proprio ruolo e della condizione di vulnerabilità emotiva di una donna per costringerla a subire rapporti sessuali, facendole credere che si trattasse di pratiche necessarie alla “purificazione dell’anima”. Le indagini parlano di versamenti mensili e donazioni anche consistenti. Secondo le testimonianze raccolte, alcuni adepti avrebbero versato decine di migliaia di euro, altri cifre ancora più elevate. Nel complesso, il giro di denaro ricostruito sfiora il mezzo milione.
Dai corsi di alchimia all’isolamento
Ma il tratto più inquietante, secondo gli inquirenti, sarebbe stato l’isolamento progressivo. È proprio dalla segnalazione di un padre che l’inchiesta ha preso avvio. L’uomo ha raccontato agli investigatori che il figlio, a metà del 2023, aveva iniziato a frequentare corsi di alchimia con un sedicente maestro. In seguito, si era trasferito all’interno di una struttura del gruppo e aveva eseguito pagamenti mensili. Ha raccontato che il figlio aveva lasciato il suo lavoro per seguire l’associazione, prima in provincia di Pesaro e Urbino e poi in Umbria, e che aveva interrotto qualsiasi rapporto con i suoi amici e familiari. L’organizzazione sarebbe stata strutturata con ruoli precisi: c’era chi si occupava del reclutamento, con tecniche di adescamento mirate, chi gestiva i riti e chi seguiva le pratiche “curative”.
Manipolazione psicologica e promesse per chi restava
Un sistema che, sempre secondo l’accusa, faceva leva su tecniche di manipolazione psicologica, minacce di conseguenze spirituali, di malattia o malasorte per chi tentava di abbandonare il percorso, e promesse di salvezza per chi restava. Anche la ristrutturazione del casale di Pietralunga, secondo le testimonianze raccolte anche dalla trasmissione Rai3 FarWest, sarebbe avvenuta grazie al lavoro gratuito degli adepti, impiegati negli interventi senza tutele e, in alcuni casi, in violazione delle norme di sicurezza.
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