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Visite anti-rimpatrio, quasi tutti indagati i medici di Malattie Infettive: raffica di no al Cpr

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18.02.2026

Ravenna, 18 febbraio 2026 – Lui aveva palpeggiato sette lavoratrici tra la stazione e la biblioteca Classense. E l’altro era diventato celebre alla cronache locali dopo avere distrutto la pensilina del bus davanti alla stazione ferroviaria e avere commesso un furto in un supermercato di via Diaz. Si tratta rispettivamente di un senegalese di 25 anni e di un 26enne del Gana. Due storie di vita differenti con un denominatore comune: in entrambi i casi i certificati medici avevano portato al diniego per il trasferimento in un centro di permanenza per i rimpatri (cpr).

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Irregolari ma non idonei insomma: tuttavia con motivazioni ritenute fin qui dagli inquirenti assenti o arbitrarie tanto che è ora emerso che entrambi i medici che avevano compilato quei documenti, sono indagati nell’ambito della clamorosa inchiesta della polizia sui mancati nulla osta ai rimpatri di extracomunitari bloccati via via dalle forze dell’ordine perlopiù dopo avere commesso reati. I due medici fanno parte degli otto accusati a piede libero per falso ideologico continuato commesso dal pubblico ufficiale: praticamente tutto il reparto della Malattie Infettive dell’ospedale (il 72%) visto che i camici bianchi che non hanno ricevuto un avviso di garanzia, sono solo tre su 11.

L’indagine, secondo quanto indicato nei decreti di perquisizione scattati giovedì scorso su disposizione dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza, abbraccia un arco temporale che va dal settembre 2024 al dicembre 2025. Un anno e tre mesi durante i quali, secondo i dati sin qui raccolti dai poliziotti, dei 34 stranieri accompagnati alla Malattie Infettive per la visita e il conseguente nulla osta al trasferimento nei cpr, in oltre il 58% dei casi (20: 10 si sarebbero rifiutati di sottoporsi alla valutazione medica, 10 sarebbero stati ritenuti non adatti ai rimpatri), era stata certificata la non idoneità; mentre per meno del 42% dei casi (14) era arrivato il via libera.

I criteri per potere giungere a documentare una non idoneità ai cpr, sono fissati dal decreto ministeriale Lamorgese del maggio 2022. Nella lista figurano malattie infettive che, a causa del rischio contagio, impediscono l’imbarco del diretto interessato. E ancora eventuali vulnerabilità psicologiche e psichiatriche o legate a patologie suscettibili di aggravamento nel corso del volo. Da ultimo compaiono condizioni specifiche come interventi recenti e terapie in atto per malattie croniche capaci di indurre instabilità clinica.

Secondo quanto delineato sin qui, nei casi indicati sarebbero appunto mancati i parametri previsti dal decreto ministeriale per potere negare il nulla osta ai cpr. Dato che la magistratura è giunta alla decisione di dare corso alle perquisizioni dopo le informative, depositate il 2 febbraio scorso, dello Sco (il servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine) e della squadra Mobile ravennate, è certo che gli inquirenti abbiano già in mano diversi elementi che verranno ora implementati con il materiale sequestrato oltre che in ospedale anche nelle abitazioni e nei veicoli in uso agli indagati. Si tratta perlopiù di dispositivi informatici (computer e cellulari) che verranno setacciati a caccia di chat scritte tra il maggio 2024 e il gennaio 2026. E la bisettrice dell’indagine appare ormai chiara alla luce delle parole chiave indicate dalla procura per l’analisi informatica tra cui anche la società italiana di medicina delle migrazioni, la Simm.


© il Resto del Carlino