Un’escalation fino al delitto della Darsena: “Oggi ho deciso: ti ammazzo, è il giorno che vado in galera”
Il luogo del delitto e la vittima Moussa Cisse, il 29enne senegalese ucciso con un coccio di bottiglia alla gola nelle prime ore di martedì
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Ravenna, 15 aprile 2026 – Nessun personaggio in cerca d’autore. Nessun ritratto azzimato di una vita agiata e borghese. Là dentro sporcizia e indigenza sono l’unica cartolina disponibile per gli astanti. Ex silos Granari del Candiano, sponda sinistra del canale. È lì che il delitto lievita e matura. Da circa un anno ci vive la vittima, il 29enne senegalese Moussa Cisse: lui era stato liberato sulla via del cpr, il centro di permanenza per i rimpatri, grazie a un certificato medico di non idoneità ritenuto fasullo dalla procura.
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Un capannone come bivacco
Nella stessa stanza al primo piano, ci vivono un suo amico connazionale di 38 anni e un nigeriano di 44. Al piano terra c’è l’unica italiana del gruppo: una 51enne originaria del Milanese. E poi c’è un 46enne domenicano che ha scelto una tenda: di notte chiude la zip e magari sogna le stelle dei Caraibi. L’ultimo è un 26enne bangladese che per la prima volta proprio la notte del delitto sceglie quel capannone come bivacco. Che brutta notte quella notte. Sei le voci narranti, se si esclude naturalmente quella della vittima. E ciascuna avrà una parte fondamentale in questa inchiesta, a cominciare a dalle chiamate di aiuto.
L’allarme della 51enne
La prima a sfoderare il cellulare alle 3.50 di martedì è proprio la milanese. Nelle sue parole c’è tutta l’intensità del dramma: “Un ragazzo del Mali ha accoltellato un ragazzo al collo”. Pochi secondi dopo è l’amico 38enne, con il cellulare della vittima, a chiamare: “Venite presto, c’è tanto sangue”, e poi riattacca. L’operatrice lo richiama allo stesso numero: lui dice che c’è un suo amico che “perde molto sangue”. E poi giù di nuovo. Un paio di minuti dopo è il giovane fermato ieri per omicidio, il 36enne Madi Dambele, a chiamare: per dire invece di essere lui l’aggredito.
Le telefonate: "Il ragazzo sta morendo”
Seguono altre chiamate, sempre col cellulare del defunto, fatte sia dal 38enne che dal domenicano: “Il ragazzo sta morendo”, dice quest’ultimo con voce strozzata dall’emozione. L’ultima a parlare con il 118 è la milanese. Settima chiamata: le persone ferite a lei sembrano come scomparse, non sono più lì. In realtà si sono spostate più avanti lungo la ciclabile forse per provare a chiedere aiuto in Autorità Portuale.
L’arrivo dei sanitari e dei carabinieri
Ecco arrivare i sanitari e ci sono pure i carabinieri. Il primo a indicare Dambele, in quel momento già in ambulanza, è il 38enne senegalese. Poi via via vengono identificati gli altri: tutti – garantiscono – erano amici della vittima. E tutti sostengono che il 36enne facesse uso di droga e che in passato già avesse discusso con il 29enne. Il 38enne ricorda che quel giorno lui e l’amico sono stati assieme al parco di via di Roma. E proprio lì, il 29enne ha ricevuto diverse chiamate da Dambele: minacce di morte, a suo avviso, oltre a insulti alla madre defunta dell’altro che hanno fatto infuriare il 29enne. Tutto forse legato al fatto che il 36enne pretendesse la restituzione di una piccola somma. Tanto che una volta tornati al capannone, Cisse ha cercato Dambele per regolare i conti: ma il 38enne lo ha convinto a desistere. Tuttavia una volta in stanza, si sono accorti che qualcuno aveva rovistato tra la loro roba. Cisse è tornato da Dambele: la discussione è proseguita in cortile. Il 36enne ha riportato la peggio. Gli altri li hanno separati. Dambele è andato via per poi tornare subito e ferire l’amico al collo.
Le minacce in cortile
Secondo il domenicano verso le 22 dalla tenda lui ha sentito Dambele in cortile pronunciare queste minacce: “Vieni qui che ti ammazzo”. Alle 23.30 uscendo si è imbattuto nei due senegalesi: a loro avviso Dambele aveva rotto la tenda in cui dormivano. Poi ha assistito a una zuffa tra il 36enne, armato di bastone, e il 38enne. Per il nigeriano, forse c’è pure un coltello. Tutto è da ricondursi a un debito di 25 euro. Da ultimo il bangladese ha ricordato di una zuffa nel cuore della notte con queste minacce a mezz’aria: “Oggi ti ammazzo, vado in galere”. E poi: “Soldi, mi hai rotto la tenda”. Da ultimo c’è una donna che gli dice: “Sei venuto qua per morire?”.
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