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Furto a villa Gardini. Condannato 34enne, ma è irreperibile dopo la scarcerazione

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25.03.2026

Inflitti 5 anni e mezzo a 34enne marocchino preso in Germania. Colpevole anche per una rapina in pineta tra Marina e Punta.

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Arrivare su una Graziella arrugginita e andarsene su un’Audi Q5 fiammante. Potreste pensare a un gioco di prestigio e invece si chiama furto aggravato. Aggiungeteci poi una rapina in pineta e otterrete 5 anni e 6 mesi di reclusione. Che è la condanna inflitta ieri mattina a Youssef Jamah, 34enne di origine marocchina accusato di un colpo messo a segno all’alba del 4 agosto 2021 a Villa Monaldina, la storica dimora di Raul Gardini sulla Canale Molinetto. E di una rapina commessa il 7 luglio di quello stesso anno ai danni di una donna di origine ucraina che stava passeggiando tra Marina di Ravenna e Punta Marina e che si era ritrovata depredata del cellulare dopo uno spintone ben assestato.

Per l’imputato, difeso dall’avvocato Nicola Banini, il pm Stefano Stargiotti aveva chiesto giusto un paio di mesi in più di carcere. In ogni modo il nostro è uccel di bosco: da quando è uscito dal penitenziario in Germania dove si trovava, di lui si sono perse le tracce. Una gocciolina sgorgata dalla gargolla di una gronda e finita in un mare magno di umanità dispersa. In Italia peraltro su di lui pende un decreto di espulsione: ma riteniamo sia abbastanza improbabile che torni ad affacciarsi nel Belpaese.

E allora torniamo noi a quei giorni della torrida estate di cinque anni fa. A quella fuga su quella potente Audi iniziata come solo nei film americani si vede: sfondando, gas a tavoletta e in retromarcia, una cancellata di accesso laterale, quella vicino ai maneggi. La polizia aveva poi ricostruito ogni dettaglio della sortita grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Il giovane s’era infilato nella dimora spingendo sui pedali del suo velocipede attraverso un cancelletto defilato. Poi aveva cominciato ad aggirarsi per i viottoli deserti. Non c’era nessuno lì attorno: e all’inizio le sue brame s’erano concentrate su una motosega e una tanica di benzina da 5 litri custodite in un ricovero attrezzi. Quindi aveva caricato tutto sul cestello della bici pronto per sgommare via: ma dev’essere stato in quel momento che aveva notato l’Audi. Un lampo. Era salito, aveva esitato qualche istante e infine l’aveva messa in moto per involarsi verso un’improbabile libertà. A tavoletta, verso nord. L’ammanco era stato scoperto in tarda mattinata quando i Gardini, di ritorno alla villa, avevano realizzato l’incursione predatoria e avevano chiamato in questura.

A quel punto però il sospettato si trovava già lontano. Dove? Chissà. Di sicuro a un certo punto l’auto, la cui targa era finita negli elenchi delle vetture rubate, era stata intercettata in Austria. E qui il ragazzo invece di alzare le mani dal volante, era tornato a pigiare sull’acceleratore causando peraltro vari danni ad altri veicoli e alla fine compromettendo l’Audi. Fine della corsa con arresto in Germania. E soggiorno statale nel carcere bavarese di Bernau. Poi la liberazione e la vita errante proseguita chissà dove.

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© il Resto del Carlino