Certificati anti rimpatrio, le chat dei medici indagati. “Così gli sbirri imparano”
Il 16 febbraio scorso i sanitari dell’ospedale di Ravenna hanno manifestato a sostegno degli otto colleghi indagati
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Ravenna, 4 marzo 2026 –
Tante, tantissime chat. E anche qualche intercettazione ambientale. Parole che, secondo l’accusa, restituiscono una sorta di fronte comune contro gli accompagnamenti ai cpr, i centri di permanenza per i rimpatri. A parlare in chat è un medico non di Ravenna a cui diversi degli indagati spesso si rivolgevano per trovare conforto nel loro operato. “Bene! Gli facciamo il c(...) a questi m(...) sbirri”, scrive a una dottoressa indagata per esprimerle soddisfazione di fronte ad altri due certificati di non idoneità ai cpr.
In un’altra chat a parlare è uno dei medici non indagati, ma in servizio al reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna: “Non sono d’accordo a dare a priori la non idoneità. Se non ci sono ragioni specifiche, io non lo farò”, dice in buona sostanza.
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L’interrogatorio di garanzia slitta al 12 marzo
Sono solo un paio delle conversazioni che la Procura ravennate ha messo a disposizione delle difese degli otto medici indagati per falso ideologico continuato in ragione della richiesta cautelare di sospenderli dalla professione per un anno. L’interrogatorio di garanzia avrebbe dovuto tenersi ieri mattina davanti al Gip Federica Lipovscek: ma alla luce della richiesta delle difese di avere più tempo per esaminare il materiale, ecco che allora si va al 12 marzo.
Del resto siamo di fronte a una pletora di carte: quasi 400 pagine con le informative di Sco e squadra Mobile del 2 febbraio e parte del materiale acquisito durante le perquisizioni informatiche del 12 febbraio. A cui si devono aggiungere vari cd con le conversazioni.
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L’analisi dei dialoghi e le questioni ideologiche
I dialoghi saranno probabilmente determinanti per capire se davvero - come ha fin qui inteso la Procura - ci fossero questioni ideologiche e aprioristiche dietro a molti dei casi dei mancati via libera ai rimpatri: “Il modo per esprimere dissenso è la non idoneità”, si evince da una chat. I numeri ci dicono che dei 64 irregolari accompagnati alle Malattie Infettive tra il settembre 2024 e il gennaio 2026 per il certificato di idoneità ai cpr e dunque il conseguente volo aereo di rimpatrio, 10 - secondo la dichiarazioni del medico - si erano rifiutati di sottoporsi a visita di fatto facendo venire meno ogni possibilità di certificazione. A 20 era stato dato via libera al cpr mentre 34 erano stati dichiarati non idonei. Il settore è regolato dal decreto ministeriale Lamorgese del maggio 2022: patologie psichiatriche o infettive o che potrebbero aggravarsi nel corso del rimpatrio, costituiscono cause di non idoneità.
Gli irregolari ritenuti non idonei: nessuno preso in carico dall’Ausl
Per gli inquirenti tuttavia tra le 34 non idoneità, molte situazioni sarebbero state dolosamente arbitrarie. Nella richiesta di interdizione dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza, è pure stilato un elenco dei reati che taluni dei 34 irregolari ritenuti non idonei, avevano commesso sia prima che dopo la visita alle Malattie Infettive. Non solo: è finora emerso, nonostante le dichiarate intenzioni, che praticamente nessuno degli inidonei ai cpr è stato preso in carico dall’Ausl Romagna dopo le visite. Come dire finiti chissà dove.
E allora torniamo alle chat. Da quelle si capisce che a girare in reparto è spesso il modulo prestampato per la non idoneità. Un interlocutore chiede: “Fate circolare il modulo preparato per Ravenna?”. Una delle indagate istruisce i colleghi: “Va riadattato non copiato, ci sono stati problemi con la questura”. La soluzione offerta a un collega che chiede spiegazioni (“Bisogna riscrivere tutto a mano?”), è perentoria: “Sì, riscriverlo ogni volta modificandolo”. I problemi a cui si fa riferimento in chat, sono con buona probabilità quelli che il 10 luglio 2025 avevano fatto scattare l’indagine: il certificato aveva in allegato una ’bozza del modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nel cpr’: lo stesso scaricabile dal sito della Simm, la società di medicina delle migrazioni. La dottoressa che lo aveva compilato, quel giorno non aveva fornito spiegazioni ai dubbi dei poliziotti ripromettendosi di farlo all’indomani in un certificato per ’malattia polmonare cronica’. Per gli inquirenti tuttavia uno scenario messo in dubbio da una radiografia toracica.
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