"Minorenne narcotizzata in auto e abusata"
A effettuare le indagini la squadra Mobile della polizia di Stato (foto di repertorio)
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Ravenna, 8 marzo 2026 – Famiglie normali e protettive. Lei 17 anni, lui 19. Studenti, entrambi della Bassa Romagna. Erano fidanzati in casa - si sarebbe detto di loro in altre epoche -: almeno fino alla notte del 21 dicembre 2024. A separarli definitivamente, ci ha pensato quanto accaduto in auto nelle campagne a ridosso del confine con il territorio bolognese. E che la procura - nell’atto di conclusione indagine notificato di recente - ha inquadrato come violenza sessuale pluriaggravata: perché commessa su persona minorenne; perché l’indagato era legato alla giovane da relazione affettiva; e perché avrebbe usato una non meglio precisata sostanza narcotica per stordirla e potere agire indisturbato.
Secondo quanto ricostruito dalla squadra Mobile ravennate coordinata dal pm Francesco Coco, quella sera i due ragazzi erano andati in un ristorante di Lugo. All’uscita, lui aveva fermato la vettura in un parcheggio fuori mano e qui - secondo l’accusa dopo avere furtivamente somministrato alla ragazza una sostanza stordente mai identificata - aveva abusato della giovane. Lei quattro giorni dopo era andata in Pronto soccorso a Imola a causa di nausea, tremolii e conati. Forse - aveva pensato - era stata narcotizzata con qualcosa spruzzato su guanti estratti all’improvviso dal fidanzato dal cruscotto e premuti sulla sua bocca. E, così intorpidita, non era riuscita a opporsi. Di fatto da quella volta i due non si erano mai più visti. Tanto che lui in seguito aveva cercato invano di contattare lei fino ad andare a casa sua manifestando incredulità e indirettamente dunque estraneità ai fatti. La parole dei familiari della ragazza erano state perentorie: lui non si sarebbe mai più dovuto fare vedere né sentire da quella parti. La polizia gli aveva sequestrato il cellulare per esaminarlo. E aveva poi recuperato alcuni guanti proprio dal parcheggio in cui i due si erano fermati: le analisi sulla presenza di eventuali sostanze chimiche non avevano tuttavia consentito di determinare in maniera netta una sostanza narcotizzante.
Il 6 maggio scorso in questura a Ravenna il 19enne era stato interrogato dal pm Coco alla presenza della polizia giudiziaria e dei suoi avvocati difensori Nicola Laghi e Antonio Diogene. Aveva parlato più di un’ora su quanto accaduto in quei giorni prenatalizi. E in buona sostanza aveva precisato che, dopo il ristorante, si era appartato con la ormai ex fidanzata iniziando un rapporto a suo avviso in modo consenziente. Ma dopo le prime effusioni, lui si era accorto che lei non stava bene e così l’aveva riaccompagnata a casa. Davanti agli inquirenti aveva più volte negato di avere abusato della giovane o di avere usato su di lei oggetti o sostante narcotizzanti o altro ancora estratto dal cruscotto. In quanto ai guanti recuperati nel parcheggio, aveva negato fossero appartenuti a lui.
Non sapeva spiegarsi - aveva concluso - come mai lei lo avesse denunciato. Tanto che pure in una chat con un amico a suo tempo aveva detto di non sapere cosa fosse successo. In quei giorni di fine anno aveva pure mandato diversi messaggi alla ragazza: ma né lei né i familiari, che conosceva bene, gli avevano mai risposto. Il passaggio a casa della ex gli aveva restituito la dimensione di una definitiva frattura suggellata ora dall’avviso di conclusione indagine, atto che di solito precede la richiesta di rinvio a giudizio.
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