Voli, l’effetto del caro-carburante: "Tratte meno profittevoli a rischio". Cosa può succedere: le ipotesi
La Air Bp Italia ha fatto sapere alle compagnie aeree che sarà costretta a limitare i rifornimenti di carburante in quattro scali italiani (Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia) fino a giovedì
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Bologna, 7 aprile 2026 – "Innanzitutto, non è il caso di creare allarmismi. Detto ciò, è chiaro che se la guerra in Medio Oriente dovesse proseguire, potrebbero esserci ripercussioni sui voli, in particolare le compagnie potrebbero cancellare le tratte meno profittevoli". Così Andrea Giuricin, economista dei trasporti dell’Università di Milano Bicocca, fa il punto sulla possibile scarsità di carburanti per aerei (jet fuel) e sulle ripercussioni dei prossimi mesi.
Sabato scorso, infatti, la Air Bp Italia ha fatto sapere alle compagnie aeree che sarà costretta a limitare i rifornimenti di carburante in quattro scali italiani (Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia) fino a giovedì. Al momento, l’inconveniente non ha causato problemi, ma sono tanti i bolognesi – e gli italiani in generale – che iniziano a farsi qualche domanda su come organizzare le proprie vacanze, soprattutto in caso di prolungamento del conflitto che ha portato al blocco delle petroliere nello stretto di Hormuz.
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Professor Giuricin, il prezzo del carburante si è impennato da poche settimane. Come si evolverà la situazione?
"Fare previsioni è complesso. Possiamo però già dire che il prezzo del carburante aereo è raddoppiato: siamo a oltre 1.600 dollari a tonnellata metrica rispetto ai circa 800 di partenza. Questo è un fatto".
Ma quanto sono a rischio le forniture di carburante?
"Sullo shortage (ovvero la possibile scarsità di carburante, ndr), invece, sarei più prudente a fare allarmismo. Innanzitutto l’Italia produce anche jet fuel, non è totalmente dipendente dall’estero. E anche l’avviso lanciato sabato arriva da un solo fornitore, ma non è un problema di sistema, come ha confermato anche l’Airports Council International (Aci, l’associazione mondiale degli aeroporti civili, ndr)".
E come si comporteranno le compagnie aeree in questo scenario?
"Se la guerra dovesse prolungarsi, e spero ovviamente che non succeda, credo che il problema maggiore non sarebbe tanto la scarsità di jet fuel, quanto semmai il prezzo del carburante stesso. Tenga presente che il carburante è il 40 per cento dei costi per una compagnia, quindi che alcune società potrebbero decidere di cancellare le tratte meno profittevoli, in quanto sarebbero costrette a erogare un servizio anti-economico".
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E i prezzi dei voli che andamento avranno?
"Aumenteranno, non c’è dubbio. Anche se la crisi dello stretto di Hormuz dovesse rientrare domani, sono state colpite diverse raffinerie in Medio Oriente e ci vorrebbe comunque del tempo per recuperare. È proprio la raffinazione ad avere subito gli incrementi più pesanti: il barile del Brent è cresciuto del 55 per cento, ma raffinare il petrolio, l’attività attualmente messa più sotto pressione dal conflitto, ora costa il 200% in più di qualche settimana fa".
Quello che i cittadini si chiedono è: conviene prenotare un volo adesso o aspettare?
"Non ho consigli da offrire, però posso dire cosa farei io: prenoterei ora, perché più va avanti il conflitto in Medio Oriente, più il prezzo del carburante, e quindi dei voli, resta caldo. È vero che le compagnie, in genere, lo acquistano con un anticipo di 6-9 mesi, e quindi credo che in estate saremo mediamente coperti. Diversamente, in autunno e in inverno, potrebbero esserci ulteriori aumenti".
Il Marconi, a Bologna, che è stato tra i quattro scali ’avvisati’, potrebbe avere qualche problema specifico?
"Non credo. La situazione evolve a livello globale, non vedo specifiche per Bologna".
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