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La corsa all’oro spaziale. Gli Usa vogliono battere sul tempo la Cina per i minerali della Luna

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02.04.2026

Washington compete con la Cina per l'accesso alle risorse della luna (Afp)

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Washington, 2 aprile 2026 – A più di mezzo secolo di distanza dal momento in cui gli Stati Uniti hanno portato per la prima volta l’uomo sulla Luna, il mondo si ritrova immerso in una nuova competizione spaziale. Non si tratta più della sfida ideologica del secolo scorso tra Usa e Urss, ma di un confronto tecnologico e strategico tra Washington e Pechino che promette di riscrivere le regole della presenza umana nel cosmo. Stanotte la Nasa ha segnato una tappa fondamentale della competizione lanciando la missione Artemis 2. Quattro astronauti – tre americani e un canadese – sono  decollati a bordo della capsula Orion, spinta dal mastodontico razzo Sls (Space Launch System). Il viaggio, della durata prevista di dieci giorni, porterà l'equipaggio a circa 406 mila km dalla Terra con destinazione orbita lunare, superando il record stabilito dalla sfortunata missione Apollo 13 nel 1970. Nelle parole di Jared Isaacman, amministratore della Nasa, il lancio rappresenta l'atto di apertura per le missioni successive che includeranno la costruzione di una base lunare per sostenere la "presenza duratura che stiamo cercando di creare sulla superficie".

La corsa all’ ‘oro’ spaziale

Se la corsa del Novecento era guidata dal desiderio di piantare una bandiera e dimostrare la superiorità di un sistema politico, oggi l'obiettivo è lo sfruttamento delle risorse. Entrambe le potenze mirano nel lungo periodo al polo sud lunare, dove si spera di estrarre acqua ghiacciata, idrogeno ed elio, elementi cruciali per alimentare futuri reattori nucleari e lanciare missioni verso lo spazio profondo. Tuttavia, come sottolineato dal New York Times, la Cina sta perseguendo le proprie ambizioni lunari con un obiettivo “formidabile e singolare". Il vantaggio di Pechino risiederebbe nel controllo centralizzato, che permette di pianificare e finanziare progetti su base decennale, a differenza della Nasa che deve fare i conti con snodi burocratici e cambi di amministrazione. Jared Isaacman ha ammesso apertamente il rischio di essere superati, spiegando che i cinesi potrebbero essere in anticipo e che la storia recente suggerisce che gli americani potrebbero essere in ritardo.

Due strategie opposte

Le strategie dei due contendenti divergono sensibilmente anche negli obiettivi geografici immediati. Gli Stati Uniti puntano direttamente al difficile polo sud lunare con il programma Artemis, affidandosi pesantemente a fornitori privati come SpaceX di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos per lo sviluppo dei lander. Isaacman ha ribadito che questa volta l'obiettivo non sono bandiere e impronte, ma restare stabilmente sul satellite. Pechino ha invece scelto un approccio più snello e graduale, pianificando di atterrare inizialmente sul lato visibile della Luna, un terreno già battuto dalle missioni Apollo che offre meno incognite tecniche. Yuqi Qian, geologo lunare presso l'Università di Hong Kong, ha spiegato che, poiché la prima missione con equipaggio cinese calcherà terreni già noti, gli scienziati hanno più libertà di sperimentare, aggiungendo di non credere che la Cina consideri questa una corsa.

La sfida fra due teconolgie

La sfida si gioca anche sulla potenza dei vettori e sulla filosofia costruttiva. La Cina punta sul razzo Lunga marcia 10, alto come un edificio di 30 piani, mentre gli Stati Uniti utilizzano l'Sls, un sistema complesso derivato da componenti Nasa e diversi appaltatori. Sebbene la Cina sia ancora indietro nella tecnologia dei razzi riutilizzabili – campo in cui domina il Falcon 9 di Spacex – Pechino compensa con una catena di montaggio integrata tra industria e apparato militare. L'agenzia spaziale statunitense punta a tornare sulla superficie lunare entro il 2028 con la missione Artemis 4, cercando di anticipare il target cinese fissato per il 2030. Chi arriverà per primo avrà un peso determinante nel definire le norme internazionali per l'occupazione dei punti strategici e l'estrazione mineraria extraterrestre. Nonostante i piccoli problemi tecnici iniziali, come un malfunzionamento ai servizi igienici della capsula Orion segnalato poche ore dopo il lancio, Washington sembra decisa a non cedere il primato, consapevole che la Luna non è più solo un traguardo scientifico, ma il nuovo avamposto della geopolitica globale.

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