Festa a Sassari: spunta la ’curva Michelini’. Omaggio da brividi al coach delle Due Torri
Ci sono parole e attestati di riconoscenza che non hanno prezzo. Si può diventare mito e leggenda (in vita), senza aver vinto uno scudetto o magari un’Eurolega. Ci sono aspetti, nella carriera di un allenatore, che magari vengono ignorati dai più, media compresi. Ma c’è poi il rovescio della medaglia che viene sintetizzato in una parola chiamata riconoscenza. Beh, per dirla tutta, però, Stefano Michelini, allenatore di basket, profondo conoscitore dei canestri, uomo spiritoso e incline anche alle poesie, un grande merito ce l’ha. In tanti anni di carriera – e a giugno, a dispetto dell’aria da eterno ragazzino, spegnerà 70 candeline – non è mai retrocesso. E ha sempre trovato lavoro senza avere un procuratore al quale affidare le proprie sorti. Stefano si è sempre gestito, e bene, da solo.
E poi, senza aver guidato top club, ha lasciato il segno, ovunque è passato. Commentatore televisivo per la Rai, con un ruolo digenziale oggi a Ferrara, il ‘Michelo’, come viene chiamato da queste parti, inizia giovanissimo in via San Felice. Allenatore nel settore giovanile della Fortitudo. Poi passa dall’altra parte di Basket City, in casa Virtus, tenendo testa a un osso duro qual è l’Avvocato Porelli, togliendosi tante soddisfazioni, Poi Montegranaro, Montecatini, Ferrara, Trapani, Modena, Forlì, Sassari, Livorno, Rimini, Porto Torres, esplorando il settore femminile, alla guida di Reyer Venezia e Parma. C’è spazio per la Nazionale. Nell’Italia che, nel 1993, vince l’oro ai Giochi del Mediterraneo, Stefano è uno degli assistenti della panchina azzurra.
Ma cosa ha combinato il ‘Michelo’? Beh, in occasione di San Valentino è stato oggetto di un autentico atto d’amore di Sassari, trent’anni dopo. A Sassari gli hanno dedicato (in vita e in salute), una curva. Quella che è diventata la curva Michelini. Se pensate che sia un settore del PalaSerradimigni, siete fuori strada. La curva Michelini è un tratto di carreggiata vera e propria dove, trent’anni fa, con una bomboletta spray, su un pezzo di muro, gli venne dedicato quel pezzetto di strada. Come segno di riconoscimento.
Cosa ha fatto il ‘Michelo’? Niente di speciale…
Corre l’anno 1996: Stefano allena la Dinamo. Una sera, in motorino, scivola nella curva tra viale Umberto e via Oriani. Cade, sviene e viene portato in ospedale. Il volto è quello di un pugile picchiato di brutto, una gamba è messa peggio. Viene ingessato e ci sono trenta giorni di prognosi.
Ma la Dinamo deve giocare con Caserta e non sa cosa fare.
Il ‘Michelo’, invece, con il volto pieno di ferite, ha la mente lucida, un cuore che fa provincia e, ammettiamolo, anche una robusta dose di incoscienza. Firma, sotto la sua responsabilità, le ‘dimissioni’ (dall’ospedale). E si sistema in panchina. Con la gamba ingessata, in trazione, imbottito di antidolorifici. Allena la Dinamo e batte Caserta. E trent’anni dopo, a Sassari, la scritta con la bombeletta spray è diventata una vera e propria targa. Sul luogo della caduta.
Un attestato di stima che non ha prezzo. Così come i giocatori e i protagonisti di quella Dinamo che non hanno voluta mancare alla premiazione del loro allenatore. Coach, il Michelo, che ha portato a casa anche il ‘Reverberi’, l’equivalente di un Oscar per chi guida dalla panchina. Ma quella curva, forse, vale di più. Leggendario Michelo.
