Colpì il cugino col cacciavite, il pm chiede sei anni
Un 39enne residente a Reggiolo, Youssef Essadik, fu arrestato per l’ipotesi di tentato omicidio ai danni di un connazionale....
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Un 39enne residente a Reggiolo, Youssef Essadik, fu arrestato per l’ipotesi di tentato omicidio ai danni di un connazionale. Il fatto avvenne nel primo pomeriggio del 10 gennaio 2024 quando, al culmine di un litigio nel parcheggio del supermercato Unes a Suzzara, l’uomo conficcò nel naso di un suo cugino – un 30enne di San Benedetto Po – un cacciavite, per poi fuggire sull’auto di un amico.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Essadik speronò prima la macchina guidata dal 30enne, per poi inseguirlo a piedi e ferirlo alla narice, suscitando il terrore delle numerose persone che in quel momento stavano affollando le attività commerciali. Davanti al giudice dell’udienza preliminare di Mantova Raffaella Bizzarro, per Essadik il pubblico ministero Beatrice Barcali ha chiesto giovedì, nel processo con rito abbreviato, sei anni di reclusione.
Durante la convalida dell’arresto, l’indagato raccontò di aver discusso con l’altro per diverbi familiari che erano insorti in Marocco: la controversia proseguì pure in Italia e sfociò nella violenta aggressione.
Riferì di aver usato il cacciavite, che teneva in auto, per difendersi dalle minacce sia del cugino sia dell’uomo in macchina con lui, con precedenti penali. A suo dire i due avevano ventilato di uccidere i suoi bambini, mostrando un coltello, e così Essadik reagì prima tamponando l’auto del cugino - mossa che coinvolse altri due mezzi - e poi ferendolo col cacciavite. Il 30enne, che ebbe una grossa emorragia al naso, fu ricoverato per trenta giorni all’ospedale di Mantova. Per Essadik scattarono le manette: prima fu portato in carcere e poi fu messo dal gip ai domiciliari.
Sulla qualificazione del reato la difesa ha dato battaglia in udienza preliminare, dove il ferito non si è costituito parte civile: secondo il consulente medico legale degli avvocati Roberto Cuva ed Enrico Fontana, le conseguenze dell’aggressione non sarebbero state gravi al punto da poterne causarne la morte, ma sarebbero inquadrabili nel reato di lesioni.
Opposta, invece, la tesi del pubblico ministero che al culmine della requisitoria ha chiesto la condanna per tentato omicidio. Alessandra Codeluppi
Nella foto: la Procura di Mantova
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