menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

I primi passi oltre il confine e la lezione di Go!2025: la memoria di Gorizia nell'intervista a Gallarotti

17 0
04.10.2026

Antonella Gallarotti, quanto nei discorsi di suo padre, sindaco di Gorizia dal 1964 al 1965, era presente Nova Gorica?

«Con lui e con l’allora sindaco Štrukelj sono iniziati gli incontri tra le due amministrazioni comunali. È stata una scelta importante, per certi aspetti coraggiosa, che guardava al futuro. In casa lo sapevamo, non c’era bisogno di parlarne. Ma mio padre ricordava sempre una lettera di Štrukelj che citava i versi di Prešeren: che il confinante possa essere il vicino, e non il diavolo».

E lei da bambina, da ragazza, il confine come l’ha vissuto?

«Il confine separava due mondi. Con la mia famiglia facevo gite nell’ex Jugoslavia, non tanto a Nova Gorica, quanto a Loqua e nella valle dell’Isonzo. E la sensazione era di andare “di là”, in un posto diverso, contrapposto a quello occidentale».

Aveva paura nell’attraversarlo?

«Paura direi di no, ma avvertivo un po’ di timore nell’entrare in un mondo dove non c’erano le nostre leggi. C’era la consapevolezza di dover fare attenzione a come ci si comportava. Dal 1991, l’anno dell’indipendenza della Slovenia, diventata così un Paese libero, il confine lo si supera con un altro spirito, con leggerezza».

Ora lo attraversa spesso?

«Abbastanza di frequente».

«Per alcuni acquisti, per qualche cena fuori, per consultare un libro alla biblioteca Bevk o per comprarne uno da........

© Il Piccolo