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Antonelli ringrazia Sinner: «Jannik è stato carino a dedicarmi Indian Wells. Ora mangio un piatto di tagliatelle»

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17.03.2026

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Le eccellenze italiane si fiutano. Parlano, sono in sintonia. Specialmente se sono giovani. Kimi Antonelli ha ricevuto centinaia di messaggi da tutto il mondo per la sua prima vittoria in Cina che ha cancellato per l’Italia l’astinenza ventennale dal gradino più alto del podio. Appena è atterrato all’aeroporto Marconi di Bologna dal lungo volo notturno da Shanghai, il ragazzo si è concesso ai microfoni esternando soddisfazione e tanta felicità: «Mi ha fatto molto piacere la dedica di Jannik, è stato carino, l’ho ringraziato molto. Alberto Tomba mi vuole conoscere? Che bello, lui è un mito, con gli sci ha vinto tutto.

Ne ho sentito parlare molto da mamma e papà». Poi torna a parlare di lavoro: «Riportare il tricolore in vetta è una cosa bella. Ora sono più rilassato, più consapevole, ma so bene che è solo un punto di partenza. Bisogna continuare a lavorare, spingere, come abbiamo fatto finora e, se tutto andrà bene, si può sognare anche il Mondiale. Adesso voglio mangiare un po’ di tagliatelle, poi penseremo al Giappone». Che sia un ragazzo d’oro non c’è dubbio, l’euforia che ha scatenato ha mille ragioni, ma anche radici ben piantate in terra. Nella patria della Motor Valley, la terra della Ferrari che è la Scuderia più vincente e prestigiosa del pianeta, sono oltre 70 anni che non capitava un ragazzino capace di far sognare.

Se i motori italici hanno vinto tutto, coltivando il tifo più caldo, i piloti tricolori non hanno quasi mai graffiato. Per trovare uno che guardava tutti dall’alto in basso bisogna tornare ad Alberto Ascari. “Ciccio” era un pilota ferrarista, iniziò a correre con la neonata Ferrari e la portò al successo in modo trionfale, aggiudicandosi 2 Mondiali nel ‘52 e ‘53 con una superiorità schiacciante.

Solo Max Verstappen nel 2023 riuscì a battere il suo record durato 71 anni: la più alta percentuale di vittorie in una stagione. Alberto, come spesso succedeva in quegli anni, se ne andò prematuramente.

Pochi giorni dopo essere finito in acqua nel porto di Montecarlo durante il GP del casinò, perse la vita in un incidente durante delle prove private a Monza. Ascari era un marziano, ma dopo di lui il deserto. Ascari ha vinto 13 GP, quindi c’è Patrese a 6, Farina ed Alboreto a 5. Sia Riccardo che Michele eccellenti piloti ma nessuno con la stoffa del super campione. Che il nostro paese non sia messo bene come risultati dei driver non si può smentire: solo 3 titoli mondiali (i primi 3...) ed appena 44 GP vinti, compreso quello di Antonelli in Cina. Per fare un raffronto la Gran Bretagna ha 21 Titoli e 326 vittorie, la Germania 12 e 179.

Solo Hamilton e Schumacher hanno trionfato più di tutti i nostri messi insieme: 7 Mondiali ciascuno con rispettivamente 105 e 91 vittorie. Ecco vediamo perché Kimi potrebbe rimettere un po’ le cose a posto, facendo quello che nessuno è mai stato capace di fare. Le motivazioni per speranze tanto ambiziose sono più di qualcuna. Innanzi tutto la giovane età. Kimi è il più baby di tutti i tempi ad aver fatto una pole, il secondo alle spalle di super Max ad aver trionfato in un GP. Che sia un predestinato lo testimonia come lo trattano i grandi campioni: Verstappen, da subito, lo ha designato suo erede; Hamilton, che gli ha lasciato la Mercedes, lo ha coccolato come un fratellino sul podio di Shanghai. E poi c’è l’hat trick cinese come timbro definitivo. Si può vincere una gara o conquistare una pole con l’aiuto della dea bendata, ma quando si centra pole, vittoria e giro veloce nello stesso weekend è la certificazione che si tratta di un fuoriclasse.

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