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Uccise la cognata a coltellate: Giuseppe Caputo verso l’appello con l’obiettivo dell’assoluzione per totale infermità di mente

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22.03.2026

Giovanna Chinnici è stata uccisa dal cognato a Nova Milanese

Per approfondire:

Articolo: Le persecuzioni prima del delitto: "Escalation di minacce, un inferno"Articolo: Le lacrime di Greta, la figlia di Giovanna Chinnici: "Era un inferno di aggressioni, minacce, insulti e persecuzioni"Articolo: Il calvario prima del delitto: "Insulti e aggressioni. Vivevamo nel terrore"

Nova Milanese (Monza Brianza), 22 marzo 2026 – Fissato a maggio il processo di Appello per omicidio volontario e tentato omicidio premeditati di Giuseppe Caputo, che punta all'assoluzione per infermità totale di mente. Il 63enne il 24 ottobre 2024 ha ucciso con 13 coltellate sul pianerottolo della loro abitazione in via Magellano a Nova Milanese la cognata 63enne Giovanna Chinnici, intervenuta per difendere dai fendenti la figlia Greta che stava salendo le scale della casa plurifamiliare per rientrare nella sua abitazione ed è stata aggredita dallo zio.

La condanna in primo grado a 23 anni di carcere e 5 di struttura psichiatrica giudiziaria

La Corte di Assise di Monza l'ha condannato a 23 anni di carcere, poi 5 anni di struttura psichiatrica giudiziaria e 3 anni di libertà vigilata, ritenendolo solo parzialmente incapace di intendere e di volere perché affetto da disturbo delirante di tipo persecutorio, ma con un margine di capacità di determinare le sue azioni. L'uomo è stato ricoverato nella struttura psichiatrica giudiziaria di Castiglione delle Stiviere dopo che la perizia psichiatrica disposta dalla Procura di Monza l'aveva ritenuto infermo totale di mente.

Ma i familiari e i parenti della vittima, rappresentati dagli avvocati Corinne Buzzi e Fabrizio Negrini, hanno chiesto ed ottenuto una nuova perizia psichiatrica che lo ha definito soltanto parzialmente incapace di intendere e di volere.

La posizione della moglie, Maria Luisa Chinnici

Intanto giovedì il Tribunale di Monza deciderà se rinviare a giudizio Maria Luisa Chinnici, 60 anni, per il concorso morale nell'omicidio e nel tentato omicidio premeditati rispettivamente della sorella Giovanna e della nipote Greta. "Vai, ammazzala", lo avrebbe incitato Maria Luisa quando il coniuge Giuseppe Caputo è uscito dalla porta del loro appartamento per raggiungere il pianerottolo impugnando un coltello il 24 ottobre 2024, giorno della tragedia avvenuta in via Magellano a Nova Milanese.

La pm monzese Sara Mantovani aveva chiesto l'archiviazione per la sorella della vittima, ma la giudice per le indagini preliminari monzese Letizia Anna Brambilla ha accolto l'opposizione presentata dai difensori di parte civile che rappresentano i familiari e i parenti di Giovanna Chinnici e ha disposto l'imputazione coatta per la 60enne, che ora sta affrontando l'udienza preliminare. La giudice Silvia Pansini dovrà ora decidere se rinviare a giudizio la donna oppure confermare che la sua posizione deve essere esclusa dalla pesante accusa. Da circa un anno Maria Luisa Chinnici ha ricevuto dal Tribunale di Monza le misure cautelari per atti persecutori del divieto di dimora e di avvicinamento ai parenti, per cui ha dovuto lasciare l'abitazione familiare a Nova Milanese.

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