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Geraldine strangolata dall’ex compagno a Macherio, niente giustizia riparativa: “Percorso inammissibile”

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I famigliari di Geraldine in tribunale

Per approfondire:

Articolo: Karine e Geraldine. Gli imputati al bivio della mediazioneArticolo: L’omicida di Geraldine. Giustizia riparativa per sfuggire all’ergastoloArticolo: Geraldine, madre di due figli strangolata a Macherio: arrestato l’uomo che l’aveva perseguitata dal Perù all’Italia

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Nessuna giustizia riparativa per Alexander Vilcherres Quilla. Lo ha deciso la Corte di Assise di Monza per il peruviano di 34 anni accusato di avere perseguitato l’ex compagna coetanea e connazionale Geraldine Nuñez Sanchez Yadanache, prima in Perù e poi in Brianza dove si era rifugiata con i due figli di 17 e 13 anni, e che lo scorso luglio l’ha uccisa strangolandola a mani nude, per postare infine sul profilo della vittima un selfie accompagnato dalla scritta “verdadero amor”, il “vero amore”.

L’uomo, ancora detenuto in carcere, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva avuta con la vittima e anche di stalking, reati che riuniti insieme prevedono l’ergastolo. Serviva quindi a ottenere un’attenuante che avrebbe portato a uno “sconto” sulla pena la richiesta di venire ammesso al percorso che prevede una serie di incontri con le vittime del reato per responsabilizzare l’autore e ricostruire i legami sociali.

La tesi del pm

Il rappresentante della pubblica accusa, il sostituto procuratore monzese Michele Trianni, aveva espresso parere favorevole alla giustizia riparativa. “Trattandosi di un femminicidio, che vede come parti offese i due figli della coppia, emotivamente potrebbe essere apprezzabile - ha detto ieri in aula il pm -. In particolare il figlio più piccolo ha fornito all’imputato l’indirizzo della vittima in Brianza, potrebbe sentirsi in colpa e in astratto questo percorso potrebbe giovare con la mediazione di esperti”.

"Potrebbe essere utile sia per i minori per elaborare quanto successo e sia per l’imputato che si deve rendere conto delle conseguenze anche oltre alla pena", ha rincarato l’avvocata Greta Rota, che difende il 34enne.

I familiari

Ma subito è arrivato il no da parte degli avvocati dei minori, dalla madre e dallo zio di Geraldine, tutti costituiti parti civili per ottenere un risarcimento dei danni al processo. “Le relazioni dei servizi sociali e della psicologa rivelano che le condizioni psicofisiche dei minori erano già precarie e sono anche peggiorate nell’ultimo periodo - ha sostenuto l’avvocata di parte civile, Serena Trope -. I due fratelli, che ora vivono con la nonna materna, hanno dovuto vivere tanti cambiamenti, hanno fatto progressi altalenanti e gli esperti che li seguono ritengono pregiudizievole anche solo fare loro esprimere un parere sulla giustizia riparativa".

Il sindaco-tutore

Circostanze confermate anche dal tutore dei due minori, il sindaco di Macherio Franco Redaelli. "La rete di professionisti che li segue ritiene di non appesantirli ulteriormente con questa richiesta. Non è detto che in futuro non possano farlo, ma ora devono essere lasciati tranquilli". L’avvocato Ernesto Sarno, che rappresenta la mamma di Geraldine, Juana, ha confermato che non c’è adesione neanche da parte sua.

I giudici

La Corte di Assise ha deciso di non ammettere la richiesta del 34enne perché per "la gravità dei fatti contestati, il breve periodo trascorso, la minore età dei figli e la pericolosità sociale dell’imputato" la giustizia riparativa "non può ricomporre la frattura con le vittime del reato e recuperare lo stato di sicurezza sociale". Si torna in aula a maggio con le prime testimonianze della madre, di un’amica di Geraldine e del figlio più piccolo della coppia, che verrà interrogato con l’ausilio di un paravento a sua tutela.

Il figlio più piccolo 

“Non volevo ucciderla, la amavo”, ha detto il 34enne quando ha confessato il delitto durante l’interrogatorio per l’udienza di convalida del fermo, eseguito dai carabinieri che lo avevano sorpreso mentre tentava di fuggire. Erano stati i due figli a lanciare l’allarme perché non avevano visto rincasare la madre la sera dal suo lavoro come badante, con cui manteneva sé e i suoi ragazzi.

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