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Bellusco, truffa alle finanziare e riciclaggio sull’acquisto di auto: chieste pene oltre i 5 anni

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Nel giro illecito venivano utilizzati prestanome finti e in realtà nullatenenti

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Bellusco (Monza), 29 Marzo 2026 - Chieste pene fino a 5 anni e 4 mesi di reclusione per la presunta associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'autoriciclaggio di auto. Più di un centinaio di vetture, comprate in tutta Italia con finanziamenti o contratti di leasing di cui poi non venivano pagate le rate e venivano rivendute a ignari clienti. Le ha presentate la Procura di Monza per i processi con il rito abbreviato, all'udienza preliminare davanti alla giudice del Tribunale di Monza Silvia Pansini, in cui tre società finanziarie si sono costituite parti civili per avere un risarcimento dei danni.

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Gli arrestati

Era lo scorso gennaio quando la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Monza e Brianza ha eseguito l'ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza Angela Colella nei confronti di 14 persone. Tra quelli finiti in manette in Brianza, padre e figlio, 54 e 32 anni, Pietro e Yuri Mottadelli, quest'ultimo titolare di una concessionaria di auto a Bellusco e il primo con vecchi precedenti penali in materia di veicoli e altri commercianti del settore del Vimercatese, Bartolomeo Arena, Raffaele Iantonio e Luigi Magno, nonché il 34enne Antony Simon Uier di Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo.

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Prestanome nullatenenti

Sono ritenuti dagli inquirenti gli ideatori della mega truffa alle finanziarie, per un importo che supera gli 8 milioni di euro, che i finanzieri, con l’ausilio di unità cinofile “cash dog”, hanno provveduto a sottoporre a sequestro preventivo. Tra le parti offese la finanziaria di un marchio di auto giapponese, che ha presentato denuncia dopo essersi resa conto che troppi finanziamenti non venivano onorati, ma anche un gruppo bancario italiano.

Le indagini, coordinate dalla Procura monzese, hanno consentito di capire che la banda si avvaleva di soggetti di etnia sinti reclutati come prestanome a cui intestare un contratto di finanziamento dopo avergli fatto ottenere una falsa documentazione sui redditi ed aprire un regolare conto corrente su cui fare addebitare le rate poi non pagate. In realtà si trattava di nullatenenti che poi non pagavano i debiti contratti con le finanziarie. Ma le auto venivano però nel frattempo ritirate e rimesse sul mercato. Si torna in aula a maggio.

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