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Bellusco, la banda delle auto mai pagate: chieste condanne fino a 5 anni. Le rate intestate a prestanome

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30.03.2026

Oltre un centinaio le auto comprate con finanziamenti o contratti di leasing

Per approfondire:

Articolo: Auto vendute ma non consegnate. Concessionaria sotto indagineArticolo: Le macchine pagate e mai consegnate. Mauro Antonini, un’altra condanna: 15 mesi per bancarotta fraudolentaArticolo: Dieci anni di truffe sulle polizze. Assicuratore infedele in carcere

Bellusco (Monza Brianza), 30 marzo 2026 – Pene fino a 5 anni e 4 mesi di reclusione per la presunta associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’autoriciclaggio di auto, più di un centinaio, comprate in tutta Italia con finanziamenti o contratti di leasing di cui poi non venivano pagate le rate e venivano rivendute a ignari clienti.

Le ha chieste la Procura di Monza per i processi con il rito abbreviato all’udienza preliminare davanti alla giudice del Tribunale Silvia Pansini, in cui tre società finanziarie si sono costituite parti civili per avere un risarcimento dei danni.

Era lo scorso gennaio quando la Guardia di finanza di Monza e Brianza ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice per le indagini preliminari Angela Colella nei confronti di 14 persone. Tra quelli finiti in manette in Brianza padre e figlio, 54 e 32 anni, Pietro e Yuri Mottadelli, quest’ultimo titolare di una concessionaria di auto a Bellusco e il primo con vecchi precedenti penali in materia di veicoli. Con loro altri commercianti del settore del Vimercatese, Bartolomeo Arena, Raffaele Iantonio e Luigi Magno, nonché il 34enne Antony Simon Uier di Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo. Sono ritenuti dagli inquirenti gli ideatori della mega truffa alle finanziarie, per un importo che supera gli 8 milioni di euro, che i finanzieri, con l’ausilio di unità cinofile ’cash dog’, hanno provveduto a sottoporre a sequestro preventivo.

Tra le parti offese la finanziaria di un marchio di auto giapponese, che ha presentato denuncia dopo essersi resa conto che troppi finanziamenti non venivano onorati, ma anche un gruppo bancario italiano. Le indagini, coordinate dalla Procura monzese, hanno consentito di capire che la banda si avvaleva di soggetti di etnia sinti reclutati come prestanome a cui intestare un contratto di finanziamento dopo avergli fatto ottenere una falsa documentazione sui redditi ed aprire un regolare conto corrente su cui fare addebitare le rate poi non pagate. In realtà si trattava di nullatenenti che poi non pagavano i debiti contratti con le finanziarie. Ma le auto venivanonel frattempo ritirate e rimesse sul mercato.

All’interrogatorio di garanzia gli arrestati si erano avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande della giudice delle indagini preliminari. Dopo la richiesta di giudizio immediato le misure cautelari nei loro confronti sono state eliminate o notevolmente alleggerite. Ora in molti hanno scelto riti alternativi per ottenere uno ‘sconto’ sulla pena in caso di condanna, rito abbreviato o patteggiamento. Si torna in aula a maggio.

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