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Telefoni spenti ai funerali del piccolo Domenico, niente macchine fotografiche e telecamere: “Va custodito il clima di preghiera”

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04.03.2026

All'esterno dell'ospedale Monaldi di Napoli peluche e messaggi per il piccolo Domenico Caliendo

Per approfondire:

Articolo: "Ma comm’è già ha levato ‘o core?”. La rissa a Bolzano con i medici austriaci e lo choc a Napoli: “Avevamo i polpastrelli bruciati dal ghiaccio”Articolo: “Questo cuore è duro come una pietra, non farà mai un battito”: le parole del chirurgo di Domenico davanti all’organo ‘bruciato’Articolo: Ombre sul Monaldi prima del cuore bruciato: “La piccola Pamela uccisa da un’infezione in reparto, non arrivò al trapianto”

Napoli – “Un angelo di due anni è volato in cielo”. È l’epigrafe che la famiglia Caliendo ha scritto sul manifesto funebre del piccolo Domenico. Mercoledì 4 marzo, alle 15, nella Cattedrale di Nola, il vescovo Francesco Marino presiederà alle esequie, la salma arriva in chiesa già stamattina, alle 11. La diocesi ha chiesto ai presenti di lasciare i telefoni spenti, le macchine fotografiche a casa, le videocamere nel cassetto per “custodire il clima di preghiera”. Nella stessa ora si celebra una messa di suffragio al Monaldi. Certa la presenza del cardinale di Napoli, Mimmo Battaglia, che ha tenuto la mano della madre, Patrizia, durante i giorni bui dell’agonia. Incerta, invece, quella della premier Giorgia Meloni.

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Patrizia Mercolino con il piccolo Domenico

L’incidente probatorio sul trapianto fallito

Mentre Nola si prepara all’addio, in un’aula del Tribunale di Napoli va in scena tutt’altro. L’incidente probatorio davanti al gip Mariano Sorrentino dura oltre tre ore — dalle 10 alle 13.30 circa —, una battaglia interrotta per ben due camere di consiglio su questioni procedurali, in particolare sull’acquisizione delle testimonianze dei medici e degli infermieri presenti nelle sale operatorie di Napoli e Bolzano. Poi, nel pomeriggio, comincia l’autopsia sulla salma del piccolo, altre tre ore. In aula è schierata una platea imponente: venticinque periti complessivi, nominati dal gip, dalle difese dei sette medici indagati per omicidio colposo e dal pool che rappresenta la famiglia.

All'esterno dell'ospedale Monaldi di Napoli peluche e messaggi per il piccolo Domenico Caliendo

Quattro i quesiti formulati al gip: le operazioni di prelievo, conservazione e trasporto del cuore a Bolzano il 23 dicembre sono avvenute in conformità alle linee guida sui trapianti? Le alterazioni dell’organo sono riferibili a errori dei sanitari dell’équipe di espianto o di quella che ha eseguito il trapianto a Napoli? La cardiectomia su Domenico è stata praticata prima che il cuore sostitutivo arrivasse in sala operatoria? E soprattutto: era prevedibile quello che sarebbe accaduto? Il chirurgo Guido Oppido, nelle scorse ore, aveva dichiarato: “Ho fatto le cose per bene”.

L’esito dell’autopsia: nessuna lesione a un ventricolo durante l’espianto

Filtrano i primi risultati dell’autopsia. Il medico legale della famiglia, Luca Scognamiglio, riferisce che “sembrerebbero non esserci lesioni macroscopiche al cuore”, pur precisando che gli accertamenti proseguiranno il 28 aprile sui campioni anatomopatologici. Era circolata, infatti, l’ipotesi di una lesione a un ventricolo durante l’espianto. I periti avranno 120 giorni per depositare la relazione. E mentre gli esperti si preparano al lavoro lungo e minuzioso che deciderà le sorti processuali di sette vite professionali, esplode un fronte nuovo e dirompente.

All'esterno dell'ospedale Monaldi di Napoli peluche e messaggi per il piccolo Domenico Caliendo

Prendono la parola gli avvocati Dario Gagliano e Anna Maria Ziccardi, che difendono la cardiochirurga napoletana Gabriella Farina, uno dei due medici del Monaldi che il 23 dicembre si era recata a Bolzano per l’espianto. Il contenuto è una bomba e deriva da quello che si è visto nella trasmissione ‘Lo stato delle cose’, su Rai Tre. Le immagini mostrano il frigorifero all’interno dell’ospedale San Maurizio in due momenti distinti: prima e dopo. Nel secondo caso i cartelli con le segnalazioni di sicurezza — “attenzione, ghiaccio secco”, avvertimenti di pericolo — sono visibili e affissi sul contenitore. “I presidi sono comparsi solo dopo – attaccano Gagliano e Ziccardi –. Non esistevano prima”. Il ragionamento è lineare: se il contenitore non recava segnalazioni di pericolo visibili, la chirurga napoletana non era in grado di sapere che stava maneggiando ghiaccio secco anziché ghiaccio d’acqua. L’11 settembre si torna in aula.

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