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“I bimbi mi dicono: portaci a casa”. Parla la nonna della famiglia nel bosco: “Sono ansiosi, si mangiano le unghie”

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10.03.2026

A sinistra la mamma Catherine Birmingham. A destra papà Nathan Trevallion con i figli

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L’Aquila – Famiglia nel bosco, lo scontro ora diventa totale. Il ministero della Giustizia, Carlo Nordio, attiva le procedure per l’invio di ispettori al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila. La decisione viene assunta dopo l’ordinanza che impone la ‘cacciata’ della madre Catherine dalla struttura protetta dove sono ospitati i suoi figli. Gli ispettori di via Arenula, che avevano già acquisito una prima documentazione a novembre, dovrebbero arrivare a giorni e non si esclude che possano ascoltare i magistrati o i diretti interessati.

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Il Guardasigilli conferma la linea dura: “È arrivato il momento di giungere a una definitiva conclusione di questa vicenda”. È la resa dei conti finale. A far intuire la mossa di Nordio era stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con parole taglienti: “I figli non sono dello Stato, i magistrati dimenticano i limiti. Separare la madre dai figli un trauma pesantissimo”. I magistrati abruzzesi replicano con una nota in cui condannano i “toni aggressivi e non continenti” che sono stati utilizzati in questi giorni anche da esponenti politici e difendono il loro operato.

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della 'famiglia del bosco'

Il provvedimento del Tribunale sul caso è perentorio: “I bambini vanno trasferiti in un’altra comunità educativa, con interruzione della convivenza con la madre. Resteranno insieme, ma senza di lei. I giudici raccomandano parallelamente un’intensificazione degli incontri con il padre, Nathan Trevallion, definito nell’ordinanza un elemento di equilibrio e quiete mentre Catherine viene, viceversa, descritta come “ostile e squalificante”. Gli avvocati della famiglia contestano questa rappresentazione e depositano un reclamo alla Corte d’Appello, e Tonino Cantelmi, il perito di parte che coordina il team di psicologi della famiglia, paventa il timore di una possibile adozione dei tre bambini.

Forze dell'ordine davanti al Tribunale per i minorenni dell'Aquila

Il Tribunale tira dritto: “Le sofferte e delicate decisioni in materia, e particolarmente quelle incidenti sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare, non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore soggetto di diritti”. E aggiunge: “L’assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell’azione giudiziaria degli uffici minorili che viene condotta con attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa”.

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Ma anche il semplice trasferimento dei bambini non sarà facile. Alcune case-famiglia vogliono evitare di finire sotto i riflettori; altre sarebbero incompatibili con la necessità dei genitori di incontrare i figli, perché troppo distanti. La Garante regionale per l’Infanzia, Alessandra De Febis, si è recata domenica nella casa-famiglia proprio per scongiurare il trasferimento. Ma la fumata è stata nera.

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A raccontare cosa significhi tutto questo caos sul piano umano sono nonna Pauline e zia Rachel, arrivate dall’Australia. “È stato molto difficile, soprattutto perché i bambini continuavano a dire ‘vogliamo venire a casa con te’”, dice nonna Pauline dopo l’incontro con i tre nipoti. E ancora: “Loro amano immensamente l’Italia, questa è la loro vita”. Ha raccontato l’agitazione dei nipoti: “Sono estremamente ansiosi, continuano a mangiarsi le unghie, che sono tutte rovinate e doloranti”. Zia Rachel rievoca il primo incontro dopo l’arrivo in Italia: “La prima cosa che mi hanno detto è ‘vogliamo tornare a casa’”. Poi ha difeso la sorella Catherine: “Non è ostile, sta proteggendo i suoi bambini come compete a ogni mamma. È forte, ma se continua a vivere il trauma, cederà lei, cederanno i bambini, cederanno tutti”.

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