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Tram deragliato a Milano, la botta al piede, mezz’ora di dolore e il mancamento. Il racconto del tramviere e le telecamere al setaccio

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I rilievi all’interno del tram che si è schiantato contro un palazzo in viale Vittorio Veneto

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Milano – Non un malore immediatamente conseguente al “dolore alla gamba”. Bensì un mancamento arrivato dopo circa mezz’ora di fitte dovute a un trauma fortuito a un piede riportato mentre era già in servizio. Almeno questa è la versione che il sessantenne Pietro M., che era alla guida del tram 9 deragliato venerdì pomeriggio in viale Vittorio Veneto, avrebbe riferito a soccorritori e medici che l’hanno accompagnato e curato al Niguarda dopo l’impatto contro il palazzo d’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto.

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La spiegazione del tramviere

In sintesi, stando a quanto risulta al Giorno, l’uomo avrebbe spiegato di aver preso una botta a un dito del piede sinistro mentre si trovava già in servizio, circa mezz’ora dopo aver iniziato il turno. Nei trenta minuti successivi, avrebbe accusato fitte via via più intense, fino allo svenimento che gli avrebbe fatto perdere temporaneamente conoscenza e il controllo del mezzo pubblico, impedendogli pure di attivare lo scambio per proseguire dritto e non sterzare a sinistra. M. è stato dimesso sabato sera con una prognosi di 10 giorni per un trauma cranico dovuto all’urto e per lo stato di agitazione provocato dalla tragedia; gli esami al piede non hanno evidenziato fratture.

Gli elementi sotto indagine

Il racconto del conducente, che già oggi potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati, è solo uno degli elementi da tenere in considerazione nella complessa inchiesta che la Procura sta conducendo per far luce sul drammatico incidente con due morti e 54 feriti.

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Gli investigatori della polizia locale, coordinati dal pm Elisa Calanducci e guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, hanno sequestrato il cellulare del sessantenne e ne stanno passando al setaccio il contenuto; allo stesso tempo, stanno analizzando i tabulati telefonici per capire se abbia generato traffico mentre M. era in cabina, in particolare nei secondi immediatamente precedenti all’uscita dai binari del 9. Inoltre, gli specialisti del Radiomobile si stanno concentrando pure sulla scatola nera, il dispositivo interno che registra tutti gli input che arrivano dal mezzo pubblico su velocità, decelerazioni, soste e qualsiasi altro tipo di movimento.

Il palazzo contro cui si è schiantato il tram

Il filmato della dashcam di un taxi

Il filmato girato dalla dashcam di un taxi e le testimonianze dei passeggeri raccontano che il tram ha saltato la fermata all’incrocio con via Lazzaretto, nonostante ci fossero persone che dovevano scendere e salire, per poi deragliare e concludere la corsa impazzita contro le vetrine di un ristorante giapponese.

Il sopralluogo dei vigili del fuoco

Per quanto riguarda le telecamere, quelle interne non avrebbero prodotto fotogrammi degni di nota, anche perché la cabina del Tramlink è isolata dal resto della vettura videosorvegliata. Ce ne sarebbe una all’interno dell’abitacolo, ma pare che si attivi solo in caso di incidenti o altre emergenze. Tradotto: quando ha iniziato a filmare, tutto era già accaduto. Frame potenzialmente utili potrebbero essere ricavati, invece, dagli occhi elettronici esterni, posizionati lungo la parte finale del tragitto. Focus, infine, sui due sistemi di frenata automatica di sicurezza, “uomo morto“ e “sorvegliante“: sono entrati in funzione? E se no, perché? C’era il tempo?

 

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