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Museo del Novecento bis, adesso si può partire con i lavori: respinto anche l’ultimo ricorso

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21.03.2026

Il rendering del progetto di raddoppio del Museo del Novecento con la passerella sospesa che unisce i due edifici ’gemelli’

Per approfondire:

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Milano, 21 marzo 2026 – La decisione definitiva è arrivata a tempo di record. Su input del Comune. Il Consiglio di Stato ha chiuso la diatriba legale sul raddoppio degli spazi del Museo del Novecento, respingendo per la seconda volta in pochi mesi il ricorso presentato dalla società Fratelli Navarra srl contro l’aggiudicazione dell’appalto alla ditta Edilcostruzioni Group srl.

Due giorni fa, il collegio presieduto da Stefano Fantini ha emesso il suo verdetto, anticipando la pubblicazione del dispositivo rispetto alla classica sentenza con motivazioni, come da espressa richiesta dei legali di Palazzo Marino. Una richiesta verosimilmente legata alla necessità di far partire il cantiere senza ulteriori ritardi. Anche perché ormai la spada di Damocle non c’è più.

Il ricorso

Del resto, già il pronunciamento del Tar del dicembre scorso non aveva lasciato troppo margine di manovra agli sconfitti: ricorso inammissibile. Poco più di tre mesi fa, il Tribunale amministrativo della Lombardia ha respinto l’istanza presentata dai legali della Fratelli Navarra srl, società prima classificata al bando e successivamente esclusa dalla commissione per la violazione di una clausola del disciplinare di gara.

La regola stabilisce che alcune specifiche categorie di lavorazioni (impianti termici ed elettrici, superficie decorate, strutture in acciaio, impianti elettromeccanici trasportatori e idrico-sanitari) “devono essere eseguite dal concorrente, sia impresa singola che associata, in possesso delle relative qualificazioni”.

In alternativa, “qualora per dette categorie scorporabili il concorrente sia in possesso dei requisiti con riferimento alla categoria prevalente, dovrà integralmente subappaltare le relative lavorazioni a imprese con idonea qualificazione”. Così non è stato nel caso della Fratelli Navarra, che nell’offerta avrebbe previsto un subappalto “solo” dell’80%. Da qui la decisione di Palazzo Marino di depennare l’azienda dalla testa della classifica, rimpiazzandola con la seconda in graduatoria, vale a dire Edilcostruzioni Group srl.

I giudici

Una scelta avallata in primo grado dal collegio presieduto da Antonio Vinciguerra, secondo il quale la clausola era chiarissima e non suscettibile di fraintendimenti: per i giudici, non è possibile interpretarla “nel senso che “essa si riferisce esclusivamente all’ipotesi in cui il concorrente sia sprovvisto totalmente di ogni qualificazione nelle categorie a qualificazione obbligatoria”, come pretende il ricorrente, in quanto ritenere che la clausola si applichi solo al caso in cui il partecipante alla gara non abbia alcuna qualificazione nelle categorie a qualificazione obbligatoria significa privarla di qualsiasi significato, trattandosi evidentemente di un’ipotesi che non richiede una previsione espressa nel bando”.

Il motivo? “Chi non per nulla il requisito deve per natura subappaltare integralmente”. Risultato: ricorso in parte inammissibile in parte irricevibile per tardività. Non basta.

Fratelli Navarra srl ha contestato anche il verdetto sulla presunta anomalia dell’offerta, ma pure in questo caso il Tar non ha lasciato margini di manovra: anche quella parte è “inammissibile per carenza originaria di interesse all’impugnazione, in quanto la definitività dell’esclusione non permette al ricorrente di ottenere qualsiasi vantaggio dal suo accoglimento”. Adesso la conferma del Consiglio di Stato.

Il piano

Il progetto definitivo dell’ampliamento del Museo del Novecento nel secondo Arengario, intitolato “Novecentopiùcento” e che comprende anche la passerella che unisce i due edifici, è stato approvato dalla Giunta Sala nel settembre 2023: in quell’occasione, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi ha annunciato che il nuovo spazio “sarà totalmente dedicato al contemporaneo”.

Due anni prima, l’architetto Sonia Calzoni e i colleghi Pierluigi Nicolin, Ferdinando Aprile, Giuseppe Di Bari e Bruno Finzi si erano aggiudicati il concorso internazionale per il progetto dell’opera.

 

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