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I gioielli Damiani vincono il braccio di ferro con il Comune: avranno l’insegna in Galleria

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03.04.2026

Lo spazio al centro della contesa si trova sul lato di via Pellico della Galleria

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Milano, 3 aprile 2026 – Damiani avrà la sua insegna in Galleria. A valle di una lunga battaglia legale, l’azienda fondata nel 1924 nel cuore del distretto orafo alessandrino di Valenza ha conquistato un posto all’ombra dell’Ottagono. Il via libera è arrivato ieri dai giudici del Consiglio di Stato, che hanno sconfessato il precedente verdetto del Tar.

La storia inizia nell’estate del 2022, quando Casa Damiani spa decide di partecipare a un bando per l’assegnazione di due unità commerciali del complesso monumentale del Salotto in via Pellico 6.

Corsi e ricorsi

Il primo agosto, il Tar accoglie il ricorso del marchio sugli spazi degli ex bagni pubblici Cobianchi, annullando l’assegnazione a Chanel. A quel punto, il divieto di “doppia insegna” all’Ottagono impone a Damiani di schierare per il lotto 2 il brand di alta gamma Rocca 1974, che si aggiudica la gara il 7 novembre 2022. Il 25 luglio 2023, viene sottoscritta la convenzione. Finita? No, perché nel frattempo il Consiglio di Stato ha ribaltato il verdetto di primo grado sul Cobianchi in favore di Chanel.

A quel punto, Casa Damiani chiede al Comune di poter realizzare una boutique monomarca Damiani al posto del negozio con insegna Rocca 1794. Palazzo Marino dice di no, richiamando l’articolo dell’accordo che vieta ogni modifica dei segni distintivi. Una regola varata nel 2012 per contrastare il fenomeno delle cessioni di rami d’azienda a fronte di buonuscite faraoniche.

I legali della casa madre si rivolgono al Tar, assicurando che il colosso di Valenza “non avrebbe alcuna intenzione di trasferire la titolarità della concessione, in quanto il cambio insegna avverrebbe all’interno dei marchi di Casa Damiani”.

E ancora: nel ricorso si sostiene che la ditta si sarebbe aggiudicata il bando in ogni caso, “considerato che l’offerta tecnica e il livello qualitativo di eccellenza proposto non sarebbero mutati”.

Sentenza e ribaltone

Tesi bocciate dal Tar, che ritiene legittimo l’operato di Palazzo Marino: una modifica dell’insegna in corso d’opera, la motivazione, “rischierebbe di violare il principio della par condicio tra coloro che hanno partecipato a suo tempo alla procedura di assegnazione”.

Ora è arrivato il ribaltone del Consiglio di Stato. Per i giudici, le limitazioni imposte dall’amministrazione sono in contrasto con la libertà di iniziativa economica privata tutelata dall’articolo 41 della Costituzione, “non solo quanto alla prerogativa imprenditoriale di organizzare le risorse materiali e immateriali dell’impresa, bensì anche quanto a quella di disporre, in tutto o in parte, della propria azienda”.

Di conseguenza, i divieti vanno tirati in ballo solo in situazioni specifiche, come quelle che hanno riguardato cessioni di rami d’azienda andate in scena in passato. Non è questo il caso, però.

Da qui i giudici hanno ritenuto plausibili le argomentazioni di Casa Damiani, secondo le quali il cambio di insegna non comporterà “una modifica della destinazione d’uso dei locali, né del pregio e della categoria merceologica dei prodotti venduti”. E ancora: il passaggio da Rocca 1794 a Damiani non abbasserà il “livello qualitativo di eccellenza”.

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