Lago d’Orta, il più romantico d’Italia: acqua limpida e scorci incantevoli
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Lago d’Orta, il più romantico d’Italia: acqua limpida e scorci incantevoli
I pesci sono tornati e una piccola cozza d’acqua dolce fa da sentinella all’ambiente. Viaggio alla scoperta della rinascita di un ecosistema che sembrava perduto e dei borghi che lo costeggiano
di MONICA GUERCI
21 agosto 2026Orta San Giulio, incantevole borgo pedonale affacciato sulle acque del lago. Davanti la celebre Isola di San Giulio
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In molti lo chiamano il lago più romantico d'Italia: dimensioni ridotte, borghi e giardini, grandi ville, e boschi che lo stringono in un abbraccio d'acqua e di verde.
Il lago d'Orta, o Cusio, il più occidentale dei grandi laghi prealpini, è ancora una gemma poco nota tra Novara e Verbano-Cusio-Ossola, a meno di un’ora da Milano. A guardarlo oggi dalla riva di Orta San Giulio, dall’alto del Castello di Buccione o dalla spiaggia di un lido, con l’acqua immobile sotto il sole e le montagne a fare da quinta, è difficile immaginare che fino a pochi decenni fa fosse considerato un lago morto. Quella stagione di inquinamento e acidificazione appare oggi lontanissima.
Per capire che cosa è successo bisogna incontrare chi ne conosce ogni dettaglio: il racconto comincia da qui, a tavola, tra un risotto, un coregone alla griglia pescato quel giorno e un panorama che incanta. “Il Lago d’Orta è sempre stato pescosissimo”, chiarisce Andrea Del Duca, direttore dell’Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone, nato nel 1997 per raccontare il territorio tra musei, memoria, acqua e biodiversità.
Vista sul Lago d'Orta dalla Torre di Buccione, tra Orta San Giulio e Gozzano
Il lago più acido di sempre
Per capire quanto sia stata straordinaria la rinascita del Lago d’Orta bisogna tornare indietro di un secolo, agli anni Venti, quando a Gozzano arriva la Bemberg, industria tessile che produce seta artificiale. Per farlo ha bisogno di molta acqua, e quella del lago è particolarmente adatta: dolce, povera di calcare. Al termine del processo, le acque di lavorazione, fortemente inquinate da solfato di rame e di ammonio, vengono sommariamente depurate e scaricate nel lago, con le immaginabili conseguenze. Nel giro di pochi anni il pesce scompare “gli scarichi contenenti rame e ammoniaca colpiscono il plancton e, con il plancton, l'intera catena alimentare”.
Il Ragionier Pesce del Cusio e gli altri
Contro il suo declino, il lago ha avuto anche alleati illustri. A denunciare il disastro ambientale è Rina Monti, “prima donna con una cattedra universitaria in Italia, ma la sua voce resta isolata: la fabbrica dà lavoro ai pescatori in una zona dove c'era fame di lavoro”, racconta Del Duca. Con le rubinetterie, le cromature e gli scarichi fognari il lago diventa sempre più acido, fino a raggiungere un pH di circa 4 negli anni Settanta: il più grande bacino acidificato al mondo, dove “neppure un'anguilla tenta di sopravvivere”, scrisse Montale nel 1975.
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