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Unilever, “no agli esuberi” e la rabbia dei lavoratori: “Vogliono sacrificare il nostro fiore all’occhiello”

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07.03.2026

Il picchetto andato in scena ieri mattina davanti ai cancelli dello stabilimento Erano presenti circa 250 lavoratori

Per approfondire:

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Casalpusterlengo (Lodi), 7 marzo 2026 –  Il fiore all’occhiello appassisce. Quello che per decenni è stato il gioiello tecnologico di Unilever, il centro di Ricerca e Sviluppo del sito di Casalpusterlengo, sta per essere reciso da una decisione dei vertici aziendali comunicata giovedì.

Per tutta risposta, ieri mattina, un muro di 250 lavoratori ha “picchettato” i cancelli dello stabilimento: operai del manufacturing, ricercatori della holdings e rappresentanti dell’indotto (Serioplast e Innocenti) si sono stretti attorno ai 49 su 110 dipendenti che dovrebbero essere “tagliati”. La rabbia ha il volto di chi si sente tradito da una politica aziendale che ha sempre descritto il sito lodigiano come strategico. “Vergogna non metteteci alla gogna”, era lo striscione che campeggiava sulla cancellata.

Erano presenti alla protesta circa 250 lavoratori

Stefano Priori (Femca Cisl) e Morwenna Di Benedetto (Filctem Cgil) hanno ringraziato la folla per la compattezza, richiamando all’unità: “Solo uniti potremo far pressione per far arretrare l’azienda”.

Il faccia a faccia in Assolombarda

Un’unità che lunedì prossimo, tra le 12 e le 14, dovrà affrontare il primo vero faccia a faccia in Assolombarda. Per i lavoratori, come Paolo Rossi, è stato un “fulmine a ciel sereno” nelle dimensioni. “Se un ridimensionamento era nell’aria dopo i tagli europei, nessuno si aspettava una manovra così violenta da parte del gruppo. Hanno mascherato i licenziamenti con parole come ottimizzazione del processo e delle funzioni”, spiega.

Il dato che emerge dal presidio stride con la procedura di mobilità. Mentre l’azienda taglia la ricerca, la produzione di Casalpusterlengo viaggia a ritmi da record: 19 turni su 21, un impianto che non dorme mai e che punta alle 200mila tonnellate di prodotto entro la fine del 2026. “Il brand funziona, le vendite hanno il segno più”, ribadisce Rossi.

Il futuro della ricerca

Perché allora tagliare? La risposta è nella volontà dei vertici di spostare tutta la ricerca verso Port Sunlight in Inghilterra e Mumbai, in India. Matteo Quirci (Rsu Cgil e rappresentante Cae), Samuele Rizzi (Rsu Cgil) e Alessandro Saluta (Rsu Cgil) denunciano una parabola discendente: dieci anni fa i ricercatori erano 170, oggi sono 110, domani rischiano di essere 60. “Si dimezza il supporto alla fabbrica”, avverte Quirci. Senza la ricerca, il sito produttivo perde la sua anima competitiva e diventa più debole e più vulnerabile alle possibili future logiche di delocalizzazione.

Daniela Anelli ricorda come l’azienda abbia sempre vantato l’importanza del centro di Casalpusterlengo. “In sede di confronto è stato chiesto il perché di questo taglio, ma non hanno dato risposta”, racconta e il timore è che, senza una strategia di rilancio, il centro di ricerca abbia ormai la vita segnata.

Gianluca Polledri (coordinatore Cgil del sito) non usa giri di parole sulla vertenza in corso. “La preoccupazione tra i lavoratori è altissima e i segnali che arrivano dall’azienda sono tutt’altro che rassicuranti. Mettere sul piatto 49 esuberi è una scelta pesante che non possiamo accettare”.

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