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Single in cerca d’amore (e non solo) nella città che cambia: “A Milano risposte a ogni bisogno, ma l’offerta può nutrire solitudini”

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12.03.2026

Vita da single. A sinistra, lo psichiatra e sessuologo Marco Rossi

Per approfondire:

Articolo: La riflessione della sociologa: "“Solo“ non vuol dire senza legami ma i dati indicano una tendenza"Articolo: Single a Milano, cosa c’è dietro le cifre. Mercato immobiliare, spesa e incontri: la vita dei solitari per scelta (o obbligo)

Milano, 12 marzo 2026 – Single, sì. Ma “cuori solitari“ no. Nella città, Milano, in cui oltre la metà delle famiglie (57%) è composta da una sola persona, la solitudine vissuta può essere vista come una benedizione o una condanna.

Come una scelta oppure no, augurandosi, in questo secondo caso, che sia una parentesi. Ma la ricerca dell’altro, o dell’altra, che sia “per poco” o “per sempre”, è una costante. Non a caso la metropoli è la capitale italiana delle ‘dating app’, in cima quanto a utilizzo di piattaforme per incontri. Dal virtuale al reale, le relazioni che si intrecciano possono essere le più disparate. E tutte hanno ripercussioni sulla psiche. Ad approfondire il tema è lo psichiatra, psicoterapeuta e sessuologo Marco Rossi.

Come viene vissuta la sessualità dai single milanesi?

“Intanto, “il single“ è considerato una categoria unica ma in realtà questa condizione comprende due situazioni molto diverse. C’è il cosiddetto “single per scelta“, che a Milano trova il suo habitat ideale, la risposta a tutti i suoi bisogni, e il single che subisce la sua condizione, e che a Milano sta altrettanto bene per lo stesso motivo: per le opportunità che ha o che potrebbe avere. Però mentre il primo single è soddisfatto, perché è esattamente questo ciò che cerca, la varietà senza legarsi, il secondo no”.

Che cosa “sbaglia“?

“Spesso confonde la disponibilità di incontri e di corpi, che a Milano abbonda, con l’apertura dell’altro o dell’altra a una relazione. E quando non scatta la connessione nonostante il “match“, quando non si va oltre, questo secondo single soffre. Il primo è soddisfatto, è come un bimbo che può prendere ciò che vuole in pasticceria. Per il

secondo, l’abbondanza di offerta può invece essere addirittura peggiorativa. E poi c’è da dire che, in entrambi i casi, la ricerca “on demand“ può favorire l’aumento delle disfunzioni sessuali”.

Per quale motivo?

“Per l’ansia da prestazione. Nelle app, ma anche negli incontri più tradizionali dal vivo pensati per i single, si tende a mostrare i pregi agli sconosciuti che in un certo senso si vuole conquistare e a farsi vedere come sempre performanti. Ma naturalmente non si può essere sempre “perfetti“. La persona ne è consapevole e quindi, nel timore che l’altro o l’altra possa smascherarlo o restare delusa, diventa ansioso o ansiosa. Da qui, le disfunzioni sessuali provocate da ansia da prestazione. E non c’è solo la disfunzione erettile, il problema riguarda pure la donna”.

In che modo?

“Nella donna può diminuire la capacità di raggiungere il piacere, per esempio. La sua è una sessualità più “responsiva“, risponde alla situazione, emerge in risposta a stimoli adeguati, che non sono solo fisici ma anche mentali ed emotivi. Per conoscere l’unicità dell’altro ci vuole tempo. E questo è in contrasto con il concetto delle app e in generale delle “scelte veloci“. Questa modalità si sposa però bene con Milano intesa come città vetrina, in cui le occasioni non mancano ma si viene “spremuti“, in cui per essere considerati bisogna essere sempre perfomanti”.

Secondo diverse ricerche, al giorno d’oggi si pratica meno sesso. La colpa è anche dell’iperconnessione?

“Sì. Paradossalmente, con l’iperconnessione abbiamo di più, abbiamo tutto, siamo bombardati. Ma già con lo swipe, che è lo scorrere tra un soggetto e l’altro sulle app, i ricettori della dopamina ricevono gratificazione, scatta l’appagamento. Quindi l’incontro fisico passa in secondo piano. E l’altro, nella sua autenticità, non si conosce davvero”.

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