Rapina da 10mila euro al titolare di un’agenzia viaggi: arrestato Angelo Cifone, legato alla banda Vallanzasca
Un agente di Polizia Scientifica al lavoro in via Sonnino il 21 dicembre 2024 dopo la rapina violenta
Per approfondire:
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Rimediò 30 giorni di prognosi per ossa fratturate ("il colpo è stato talmente forte – ha raccontato in seguito – che non ricordo più nulla" di quanto avvenuto dopo).
I provvedimenti
Succedeva il 21 dicembre del 2024 in via Sonnino, a un passo da piazzale Accursio. Ora tre italiani sono stati arrestati dalla polizia con l’accusa di rapina aggravata, lesioni aggravate e porto di armi da sparo. Tra loro spicca un nome di rilievo nel panorama criminale: Angelo Cifone, sessantottenne della provincia di Caserta, legato a esponenti storici della banda di Vallanzasca.
Il curriculum
Nel 2007 fu accusato di aver partecipato all’omicidio di Riccardo Fross, nomade 44enne falciato l’anno prima da una raffica di mitragliatrici Skorpion al campo di via Stephenson, insieme ad Antonio Colia, autista del Bel Renè, e Santino Stefanini, pure lui della banda (tutti e tre assolti, con sentenza definitiva della Cassazione nel 2013). Nel 1996 era stato sottoposto alla sorveglianza speciale.
Tra le ultime pene, l’affidamento in prova terminato il 4 gennaio 2023. Ma l’anno dopo c’è stato un nuovo arresto. Per droga: secondo le indagini dei carabinieri, insieme ad altre tre persone gestiva l’invio e la ricezione di pacchi con stupefacente in arrivo dalla Spagna. Cifone ha collezionato condanne dal 1979 per rapine e armi, una per sequestro di persona.
I ruoli
Ora è di nuovo in carcere per i fatti del 21 dicembre 2024: dalle indagini della sezione Omicidi della Squadra Mobile, guidata dal dirigente Alfonso Iadevaia, emerge il suo ruolo di “pedinatore“, insieme a un altro complice non ancora identificato.
Mentre gli autori materiali sarebbero stati i fratelli Gaetano e Donato Lamonaca, rispettivamente di 40 e 45 anni, della provincia di Bari, che hanno raggiunto la vittima in scooter per poi entrare nell’androne e colpire. Il primo ha sulle spalle otto sentenze di condanna per reati predatori e per estorsione. Il maggiore, sette per reati predatori e droga ma anche per rapina, lesioni e porto illegale di armi in concorso.
Il pranzo condiviso
Hanno messo in atto un piano "ben studiato e preordinato", secondo la gip del tribunale di Milano Manuela Castellabate. Tutti e tre sono stati arrestati lo scorso venerdì, mentre pranzavano in un ristorante in corso Magenta. Decisive, le impronte trovate su un casco bianco raccolto dopo il raid: erano di Gaetano Lamonaca.
Le immagini delle telecamere in strada, l’analisi delle celle telefoniche e l’ascolto dei testimoni hanno completato il quadro. Per la gip è "altamente probabile" che i tre "conoscessero il contenuto dello zaino". Li descrive come "personalità delinquenziali allarmanti", che agiscono con "spregiudicatezza".
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