Mattia Marchesetti, il recordman del gol dalla A alla Terza categoria: “Sempre a segno, ora smetto”
Mattia Marchesetti ieri e oggi
Trescore Cremasco (Cremona), 25 marzo 2026 – “Quando l’arbitro ha indicato il dischetto mi è passata davanti tutta la vita. Ma dovevo ancora segnare. Il pallone pesava cento chili. Un bel respiro e “dai, calcio come sempre, secco e nell’angolino“. È entrato. E giù le lacrime: le ho viste negli occhi di tanti, in tribuna c’era tutta la mia famiglia. Ho pianto per il record. E perché ho capito che era l’ultimo gol”.
L’ultimo di un centinaio, firmati Mattia Marchesetti. In tutte le categorie. Dalla Serie A dei boati e dall’erba verdissima, fin giù alla Terza, su campi spelacchiati e al profumo di salamella. Polvere, ma di stelle. Magia, senza categoria. Poesia, pallonara, diventata storia. Da record, appunto. Dopo Marcello Diomedi, Antonio Martorella e Denis Godeas. Ma prima di loro, per età, viste le 42 primavere. Mancava una rete, in Seconda. È arrivata con la maglia del Trescore che papà Domenico, trent’anni fa, ha allenato.
E adesso?
“Smetto. Farò un tatuaggio: le mie amate scarpe attaccate al chiodo e la data di domenica scorsa. Mia moglie Elisabet mi ha sempre sostenuto: “Ma adesso basta”, ha detto. Eppure, se penso ai primi calci all’oratorio di Capergnanica, sembra ieri”.
In rete con la maglia del Chievo
Un anno al Pergocrema, poi subito la Cremonese.
“In grigiorosso ho fatto tutta la trafila. Da raccattapalle ad ammirare Maspero e Tentoni allo Zini, fino a giocare proprio lì. Con un gol sotto la curva nella finale playoff col Sudtirol valsa la C1: Cremona era la mia Serie A”.
Poi il Chievo: salto triplo.
“All’inizio più palestra che campo: altri ritmi. Mi sono trovato Julio Cesar in spogliatoio: umiltà pazzesca. La rete al Parma ce l’ho ancora negli occhi: il lancio di Zanchetta, il taglio alle spalle di Paolo Cannavaro e Contini per poi infilare Frey. Un’azione che sanno a memoria anche i miei figli: Giulia - bravissima a scuola, mi aiuta anche coi social - e Riccardo che gioca nelle giovanili della Cremonese. Chi palleggia meglio? Bella lotta: è diverso da me, lui fa il play”.
Lei, invece, punta esterna.
“Merito di Roselli alla Cremonese, con lui sono esploso tra cross e reti. E ho potuto scambiare la maglia col mio idolo, Figo. San Siro? Emozione allucinante, già solo arrivare dentro col pullman. Non sapevo neanche dove fossero gli spogliatoi, mi ero messo ultimo della fila per seguire i compagni”.
Contro il Milan sfidò una difesa da brividi: Cafù, Nesta, Stam, Maldini...
“Una spallata di Stam e sono finito contro i cartelloni. “Meglio girare alla larga”, ho pensato. E l’ho fatto, ma mi son ritrovato in zona Serginho. Altro calcio, rispetto a ora. Samuel l’avversario più rognoso: forte di testa, di piede, cattivo, sul pezzo. Ma anche in B era un altro mondo: Napoli, Genoa, anche il Rimini di Matri e Ricchiuti”.
E la Juventus di Buffon, Chiellini, Del Piero.
“Con la Triestina li avevamo spaventati andando in vantaggio. C’erano anche Camoranesi e Nedved: 5-1 per loro. Tutta colpa di quel gol a freddo, come diceva Oronzo Canà”.
Mattia Marchesetti
I compagni più forti, invece?
“Amauri e Tiribocchi. Volevano che andassi sul fondo e la mettessi in mezzo più forte che potevo. Io tiravo delle fucilate, ma loro “bu-bum, bu-bum” di testa. Idem con Schwoch e Sforzini a Vicenza. Sceso in D facevo lo stesso, solo che le punte erano ancora fuori dall’area”.
Ad Alessandria ha avuto Sarri.
“In tv sembra un po’ rude, invece ho fatto tanto di quel ridere... Era avanti. Lui e il vice Calzona sapevano tutto degli avversari, dal portiere all’ultimo in panchina. Anche Delneri è stato un maestro: undici contro zero un’ora e mezza, tutte combinazioni a memoria, a duemila”.
La seconda vita, nei dilettanti.
“Mi sono avvicinato a casa, mai pentito. Ho dato il massimo, tutto quello che avevo”.
Come è nata l’idea del record?
“Quando mi sono reso conto che mancavano appena due categorie. In Terza ho avuto l’opportunità al Calcio Crema. Quest’estate, dopo un anno di stop, ho parlato col Trescore. Così, il 16 agosto, ennesima preparazione: dolori indicibili, dall’alluce al gomito. “Ma chi me l’ha fatto fare“, pensavo: gli allenamenti di sera col ghiaccio, coi palloni duri, sul campo in terra... Però quando arrivavo là tornavo ragazzino: lo spogliatoio, la pizza il mercoledì, quello stare insieme. Ecco quello mi mancherà tantissimo”. Forse...
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