Derby, la notte prima mai (Aldo) Serena. "Ero sempre agitato, non dormivo. L’Inter può congelare lo scudetto”
Aldo Serena ha vestito entrambe le maglie
"L’Inter può congelare il campionato e mettere l’ipoteca definitiva sullo Scudetto. Il Milan ha un solo risultato a disposizione per tenere socchiusa la porta della speranza". Dritto per dritto, Aldo Serena. Stile e concretezza, come in campo. E proprio dal campo, il 65enne di Montebelluna, ora opinionista televisivo, di derby come quello di domani sera a San Siro (ore 20.45) ne ha vissuti a tonnellate. Quasi 100 gol su entrambe le sponde del Naviglio: 79 da interista, 14 da milanista.
"Uno dei migliori lo feci a Walter Zenga e me lo rinfaccia ancora. Al Mundialito del 1983, davanti a novantamila persone, al volo e all’incrocio. In maglia nerazzurra ricordo quello in tuffo, nel derby del 1989: avevamo perso in Coppa Uefa col Bayern Monaco, avevamo i fucili puntati contro. Se avessimo perso ci sarebbero state polemiche, critiche: l’ambiente si sarebbe guastato. Invece, Scudetto: contro il Napoli di Maradona e Careca, contro il Milan di Sacchi e della Coppa Campioni al Camp Nou".
Ora è il Milan soprattutto di Leao. Da centravanti a centravanti: come lo vede?
"Sta provando ad adattarsi: ha caratteristiche ben definite come corsa e azioni individuali. Non è particolarmente collaborativo né si dedica a difendere palla e a far salire la squadra. Ma le alternative non sono tante, né di altissimo livello. Allegri fa le nozze coi fichi secchi, giocando in un certo modo: compatto, col baricentro basso, cercando di far andare negli spazi Leao".
E Pulisic?
"È mancato molto rispetto anche all’anno scorso, quando era protagonista assoluto della manovra offensiva e scombinava da solo gli avversari. Dribbling, duttilità, intraprendenza, qualità: ora sembra il fratello povero".
Capitolo Inter, reduce dallo 0-0 di Como in Coppa Italia.
"La partita della paura, per entrambe. L’Inter ha risentito dell’assenza di Lautaro, oltre che dell’acciaccato Bonny. E per Thuram vale il discorso di Pulisic. Nell’autunno 2024, quando Martinez era in crisi, aveva preso in mano l’attacco giocando, segnando, saltando due-tre giocatori alla volta, attaccando la profondità: quel giocatore non c’è più e manca la sua imprevedibilità nel ribaltare velocemente l’azione".
Cosa pensa di Esposito?
"Intelligente, umile, ha caratteristiche fantastiche e gli mancano alcune cose che compensa con l’altruismo. È una prima punta atipica: non sta lì in area per tirare e basta, fa sempre la scelta giusta".
A proposito di prima punta: ne manca una al Milan?
"Allegri sta adoperando Füllkrug nel finale, o quando serve un baricentro più alto: lì la fisicità può essere determinante e lo è stata in alcuni casi. Füllkrug si applica e si adatta, sa cosa può dare e cosa no: quando c’è da andare di forza sui palloni in mezzo, senza tecnica particolare, può essere importante. Ma non dall’inizio".
Nkunku invece?
"Ci sono giocatori che arrivano dall’estero, penso anche a Openda, che hanno spunti e capacità di determinare, oltre al fraseggio tecnico, ma non riescono a integrarsi subito".
In panchina, domani sera, Allegri e Chivu, ossia l’esperto contro il giovane.
"All’anagrafe sì. Ma da come parlano sembra il contrario. Chivu l’allenatore di grande esperienza, filosofo e che cerca l’analisi. Dall’altra parte un rullo compressore che parte in quarta e fa emergere un certo aspetto giovanile: l’età inganna. Chivu mi ha incurosito subito, avevo fatto la telecronaca della sua seconda gara sulla panchina del Parma: brutto primo tempo, lento, ma nella ripresa la squadra è cambiata completamente, nel gioco e nell’atteggiamento. Max, invece, pragmatico per antonomasia".
Ricorda il suo primo derby?
"Nel 1981, avevo 21 anni, ero entrato nel finale al posto di Altobelli. Prohaska mi aveva dato un bellissimo passaggio in verticale, ero andato sul sinistro, ma non avevo tenuto la palla a pelo d’erba: si era alzata un pochino e Piotti me l’aveva presa. Spesso ho esordito con un gol, poteva essere anche quella l’occasione giusta".
Quali i compagni “rossonerazzurri“ più forti?
"Ne dico uno per parte. Uno era di un’eleganza, di una concretezza e di una forza… Sì, Marco Van Basten. Dall’altra parte la potenza piena, il tiro al fulmicotone: Lothar Matthäus".
Si dorme la notte prima del derby? Difficile pensando magari ai duelli con Baresi...
"Le mie vigilie sono sempre state abbastanza sofferte. Ero agitato e non riuscivo a prendere sonno. Pensavo che crescendo le cose sarebbero cambiate, ma invece non dormivo lo stesso. Franco, poi, lo conoscevo bene: avevo giocato con lui in Serie B, nel 1982, nella sua prima stagione da capitano. Ne conoscevo qualità, forza, personalità: poche parole e tanti fatti". Quelli che servono domani sera.
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