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Emergenza infermieri in Lombardia: tremila in meno ogni anno. Il trend non si arresta

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19.03.2026

La grande fuga dalla professione di infermiere

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Milano, 19 marzo 2026 – Oltre tremila infermieri in meno all’anno. Nella Lombardia post-Covid la sanità pubblica si confronta con un’altra emergenza: la fuga degli operatori. È successo nel 2024 (-3.523), nel 2023 (-3.234) e nel 2022 (-3.772).

Un’emorragia causata solo per un terzo dalle pensioni. Per la maggior parte si tratta di una scelta provocata da turni massacranti e retribuzioni ferme a 1.700-1.800 euro. “Sei anni dopo lavoriamo come durante la pandemia”, arriva a dire Andrea Bottega, segretario nazionale del sindacato infermieri Nursind, nella Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus che si è celebrata ieri (41mila le vittime in Lombardia nei primi due anni).

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“Basta scorrere le misure del decreto Milleproroghe da poco licenziato dal Parlamento per farsi un’idea. C’è la proroga al 31 dicembre 2029 della norma emergenziale che permette l’esercizio temporaneo della professione di sanitario e socio-sanitario con titolo di studio conseguito all’estero”.

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Ciò significa che si continuerà a esercitare senza dare la giusta e doverosa attenzione alla qualità delle cure. In una giornata come questa, inoltre, non possiamo non ricordare che il Piano pandemico non è ancora realtà e che l’Italia non ha affatto centrato l’obiettivo del potenziamento delle terapie intensive con i quasi 6mila nuovi letti aggiuntivi previsti”.

Poco appeal

Anche la medicina territoriale sbandierata come risposta al Covid fatica a decollare anche “per la mancanza di infermieri” nelle Case di comunità. Che la professione abbia perso appeal lo si capisce già dalle università lombarde: sia a Milano (Statale e Bicocca) sia a Pavia nel 2025 le disponibilità hanno superato le candidature: 567 su 815, 230 su 340, 151 su 260. Per tamponare l’emorragia sono stati chiamati infermieri dall’estero.

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