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Iran, dialogo in alto mare. Possibile incontro nel weekend. Ma gli Usa pronti ad attaccare Hormuz /

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Il segretario alla Guerra Usa, Pete Hegseth, 45 anni

Per approfondire:

Articolo: Netanyahu rivela di aver subito un intervento per un tumore alla prostata. “Ho sconfitto anche questo”Articolo: Guerra in Iran, la diretta. Trump assicura: “Non userò l’atomica”. Media: Ghalibaf lascia i negoziati per disaccordi interniArticolo: “Le scorte di missili Usa stanno finendo”. Trump punta sulle case automobilistiche come nella Seconda guerra mondialeArticolo: Trump: “Voglio un accordo che duri. Non ho fretta con l’Iran”. E assicura di controllare Hormuz

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Roma, 24 aprile 2026 – Partono domani Steve Witkoff e Jared Kushner alla volta di Islamabad per incontrare la delegazione iraniana e tentare di sbloccare le trattative. Se i colloqui dovessero registrare progressi, anche il vicepresidente JD Vance potrebbe raggiungere la capitale pachistana.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è già atterrato a Islamabad per valutare le proposte di Teheran, che il Pakistan si incaricherà poi di trasmettere a Washington. La missione del capo della diplomazia iraniana è però più ampia: dopo il passaggio in Pakistan, Araghchi volerà in Oman e quindi in Russia per una serie di incontri bilaterali sulla crisi in Medio Oriente. Muscat, insieme a Islamabad, svolge un ruolo di mediazione, mentre Mosca – principale alleato di Teheran – si è detta disponibile anche a custodire l’uranio arricchito iraniano nell’ambito di un accordo.

Trilaterale Araghchi, Witkoff e Kushner

L’ipotesi di un incontro tra Araghchi, Witkoff e Kushner si inserisce in un quadro segnato dalle tensioni interne alla Repubblica islamica. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf si è dimesso dalla guida della squadra negoziale dopo le critiche dei falchi per la sua linea aperturista, in particolare per aver tentato di includere il dossier nucleare nei colloqui con Washington.

Al suo posto, però, non è stato scelto un esponente oltranzista: l’arrivo di Araghchi, già protagonista dell’accordo sul nucleare del 2015, segnala il persistere del confronto tra l’ala pragmatica e quella più intransigente legata ai pasdaran. Secondo fonti pachistane citate da Reuters, Araghchi discuterà con i suoi omologhi la posizione iraniana sulle proposte di dialogo con gli Stati Uniti, che verrà poi sottoposta a Washington.

Per ora Teheran non ha confermato ufficialmente la partecipazione all’incontro con la delegazione americana, ma difficilmente la Casa Bianca avrebbe annunciato la partenza degli inviati per un viaggio a vuoto.

La pressione Usa resta alta

Sul piano militare, resta alta la pressione statunitense. Il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, ha ribadito durante un briefing al Pentagono che, in assenza di "un buon accordo”, le forze armate americane sono pronte a colpire di nuovo l’Iran. Il blocco dei porti iraniani – la cui revoca è una condizione imprescindibile per Teheran – proseguirà “per tutto il tempo necessario, qualunque cosa decida il presidente Trump”.

Secondo la Cnn, Washington starebbe inoltre preparando piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto di Hormuz in caso di rottura del cessate il fuoco.

Intanto il dispositivo militare resta imponente. "Per la prima volta da decenni, tre portaerei operano contemporaneamente in Medio Oriente”, ha scritto su X il Comando centrale Usa, riferendosi alle USS Abraham Lincoln, Gerald R. Ford e George H.W. Bush, con oltre 200 velivoli e circa 15mila uomini.

Lo Stretto di Hormuz

Trump: ““Non mettetemi fretta, voglio un accordo che duri”

“Continuiamo a fornire opzioni al presidente Donald Trump, e restano tutte sul tavolo", ha aggiunto un funzionario del Pentagono. Il tycoon, pur senza indicare una tempistica per la fine del conflitto, ha invitato a non accelerare i tempi: “Non mettetemi fretta, voglio un accordo che duri”, ha dichiarato, sottolineando le difficoltà legate alle divisioni interne iraniane. Il primo maggio scadono i 60 giorni previsti dal War Powers Act, oltre i quali il presidente dovrà chiedere al Congresso l’autorizzazione.

Israele-Libano: cauto spiraglio

Nel frattempo si registra un cauto spiraglio sul fronte Israele-Libano. Il cessate il fuoco è stato esteso di tre settimane, nonostante alcune violazioni, e la Casa Bianca punta a favorire un incontro tra i leader di Tel Aviv e Beirut nelle prossime settimane, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa stabile entro fine anno. Benjamin Netanyahu, dopo un colloquio telefonico con Trump, ha parlato di «processo avviato verso una pace storica», accusando però Hezbollah di tentare di sabotarlo.

 

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