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La libreria Hoepli verso la chiusura: “Resa inaccettabile, il Comune dov’è?”

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14.03.2026

I messaggi dei lavoratori sulle vetrine e tra i libri esposti nel punto vendita Hoepli

Per approfondire:

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Milano – Ieri le lavoratrici e i lavoratori della Hoepli si sono riuniti di nuovo in assemblea tra gli scaffali della Libreria Internazionale. All’ordine del giorno i preparativi per il flash mob, al quale parteciperanno sindacati e realtà culturali milanesi, in calendario per oggi alle 11. Alla protesta si aggiunge uno sciopero dei dipendenti di tre ore, dalle 10 alle 13. Dipendenti che dopo un lungo periodo di incertezza, si trovano ora davanti a un esito angosciante: la libreria potrebbe chiudere già nelle prossime settimane. È quanto ha preannunciato l’avvocata Laura Limido, incaricata dal cda della società di occuparsi della liquidazione volontaria della storica casa editrice.

La Hoepli vanta una storia lunga 156 anni

«Una resa inaccettabile di fronte a un patrimonio professionale e culturale di tale valore. Riteniamo indispensabile un intervento deciso delle autorità cittadine», insorgono i sindacati. Gli appelli, dopo la decisione netta dei soci, sono ora indirizzati soprattutto a Palazzo Marino.

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I discendenti di Ulrico Hoepli 

Tra i discendenti di Ulrico Hoepli, i contrasti non sembrano infatti diradarsi: tra le motivazioni che hanno portato alla scelta di chiudere la società, oltre ai risultati economici in flessione, «l’impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario». Contrasti che sono iniziati fuori e dentro le aule di tribunale prima in Svizzera e poi in Italia, inizialmente tra Ulrico Carlo e la sorella Bianca Maria per poi essere ereditati dalla terza generazione. Da una parte i tre figli di Ulrico Carlo, Giovanni, Matteo e Barbara, che detengono la quota di maggioranza, dall’altra il nipote di Bianca Maria Hoepli, Giovanni Nava, che detiene il 33% della società e si è detto contrario alla liquidazione.

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L’appello 

Intanto, la decisione «sofferta» ha scosso la cittadinanza. Le organizzazione sindacali hanno così chiesto un incontro con il sindaco Giuseppe Sala, «affinché l’amministrazione comunale si faccia parte attiva nella difesa di un ambito culturale che appartiene all’identità stessa della città». Il primo cittadino si era così espresso sulla vicenda: «Mi auguro che il senso di responsabilità nei confronti in primis dei dipendenti della libreria, ma anche di tutte le lettrici e i lettori affezionati prevalga sui dissapori in seno alla famiglia». Per ora, tuttavia, tra i lavoratori e l’amministrazione non c’è stato ancora nessun incontro. «Un colloquio con Sala e con l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi è stato chiesto dai sindacati, ma per ora non abbiamo avuto risposta», ha detto Eugenio Bellotti, dipendente e delegato Slc Cgil

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Un pezzo di storia della città 

«Chiudere questo tempio del sapere significherebbe cancellare un pezzo di storia, impoverendo il centro storico e condannando la città a un degrado culturale inaccettabile», fanno sapere dalla sede milanese di Fratelli d’Italia. Coglie la palla al balzo per lo scontro politico il deputato di Fdi Riccardo De Corato, vice presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, che ha dichiarato: «È semplicemente scandaloso che la Giunta Sala abbia dedicato anni di attenzioni, tavoli, trattative al Leoncavallo (il centro sociale sgomberato ad agosto, ndr), mentre non sia stata capace di mettere in campo alcuna azione concreta per difendere Hoepli, uno dei simboli storici della cultura milanese».

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