L’orco nello spogliatoio dei baby calciatori. Il fenomeno preoccupante che inquina i nostri vivai
Sono in aumento i casi denunciati di abusi tentati o perpetrati nei vivai delle società lombarde
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Articolo: Calcio giovanile, gli orchi negli spogliatoi: in Lombardia scatta l'allarmeArticolo: Abusi su baby calciatori. Condannato l'ex presidente del Torrazzo CalcioArticolo: Il calcio, il dirigente e gli abusi. La storia di Vincenzo Fuoco: “La mia adolescenza infernale”Ci sono la carezze, ma anche le minacce. E poi i ’regalini’, così come le violenze. Non mancano le frasi convincenti ("Con me sei al sicuro, ti proteggo io") oppure avvertimenti intimidatori veri e propri ("Se non mi tocchi non giochi"). È il modo di agire dell’orco da spogliatoio, che sa cambiare connotati e atteggiamenti quando si aggira indisturbato in un centro sportivo, in una scuola calcio o in un oratorio. Con un unico obiettivo. E quella mostruosità che si manifesta resta per sempre. Bambini e adolescenti vittime di abusi sessuali, così il gioco diventa putrido oggetto di scambio nelle mani di gente malata.
Aumento delle molestie in Lombardia
La Lombardia è fra le regioni in cui il fenomeno di molestie e di casi di pedofilia ai danni di piccoli calciatori (o atleti di altri sport) è aumentato in modo preoccupante negli anni. Da Varese a Como, da Brescia alla Brianza, da Cremona a Milano, l’orco è presente ovunque. Fece scalpore anni fa l’arresto dell’allora 56enne Giuseppe Garioni, presidente di una storica società di calcio del Cremonese (Torrazzo) e della onlus Viscontea del capoluogo con un’accusa da brividi: "Violenza sessuale nei confronti di minori aggravata dal ruolo" fu il reato addebitatogli per i casi acclarati. Al dirigente venne pure contestata la ‘prostituzione minorile’ perché, in cambio dei presunti abusi, avrebbe corrisposto denaro e un ciclomotore. Le violenze sulle giovani vittime (fra i 15 e i 17 anni) avvenivano non solo in casa dell’arrestato ma anche negli spogliatoi e negli uffici della società Torrazzo.
Scandali nei vivai regionali
Altre storiacce hanno infangato i ’vivai’ regionali: autunno 2014, nell’hinterland milanese, un ex allenatore di 60 anni finì in manette dopo due casi accertati di violenze.
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E ancora: si ricorda l’arresto del tecnico di una squadra giovanile lariana, accusato di violenza sessuale nei confronti di due calciatori; e poi, il carcere per un ’mister’ bresciano che si era definito "educatore sessuale". Tanti i casi denunciati sulle pagine del Giorno. La camera 101 di un piccolo hotel della Val Vigezzo doveva essere un luogo di riposo e di svago per giovanissimi atleti di una scuola calcio di Gallarate in ritiro pre-campionato alla fine dell’agosto 2022. Invece diventò una gabbia degli orrori, dove il ’mister-educatore’ si trasformava in orco, molestando sessualmente i suoi giocatori dodicenni che invitava a dormire con lui. Cinque anni di squalifica per l’allenatore e una denuncia penale. Troppo poco.
Nuovi casi di violenze e denunce
Nel settembre 2023, invece, un fisioterapista di 59 anni, che lavorava per una società nel Milanese, venne arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minori. Nel 2024, in provincia di Brescia, un allenatore è finito ai domiciliari per molestie su ragazzini di età compresa fra i 10 e i 12 anni mentre un altro ’mister’ è stato condannato a 16 anni di carcere a Mantova perché accusato di aver violentato calciatori minorenni. "Ci vedevamo sul campo e fuori, andavamo a casa sua, dove capitava di incontrare anche suo figlio. A volte qualcuno di noi si fermava a dormire", raccontò una delle vittime durante il processo. "Accettavamo senza replicare per paura delle conseguenze di un nostro rifiuto".
Campanelli d'allarme
Ci sono campanelli d’allarme che non vanno mai sottovalutati, anche perché paura, pudore o vergogna possono nascondere terribili verità, con adolescenti che preferiscono tacere per evitare altre umiliazioni. Senza le denunce, ci vogliono lunghe indagini dopo che la violenza è stata ormai perpetuata. Non è facile identificare i responsabili: spesso entrano ed escono quando e come vogliono dallo spogliatoio, conquistandosi con poco la fiducia dei bambini o dei ragazzi. Un sorriso, un complimento, fino ai ’regalini’. Soldi, giocattoli, ricariche telefoniche che servono a convincere i più piccoli a ’lasciarsi andare’, ad accettare carezze e baci dall’allenatore o da un accompagnatore senza percepire le reali intenzioni dell’individuo. In realtà quando un ragazzino si sente dire "se fai quello che ti chiedo, entrerai nel vivaio di una grande società", il pericolo che di fronte ci sia il mostro è concreto.
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Pedofilia