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Successione a Khamenei, Mojtaba spacca il potere religioso e può diventare un bersaglio

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04.03.2026

Mojtaba Khamenei (a sinistra), figlio dell'ex Guida suprema Ali Khamenei

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Il nome del successore di Khamenei c’è e non c’è. Ancora. Gli stessi funerali della Guida suprema (Rahbar in lingua farsi) della teocrazia iraniana sono stati fissati e poi rinviati. Nella repubblica islamica l’impasse istituzionale brancola a braccetto con il caos dilagante nel Paese a meno di una settimana dall’inizio dell’offensiva militare di Stati Uniti e Israele. La tv di Stato prova a mascherare le difficoltà, da un lato, parlando, di esequie posticipate “in considerazione dell’affluenza senza precedenti di partecipanti”, dall’altro, assicurando, citando un membro dell’Assemblea degli esperti – l’organismo deputato ad eleggere il Rahbar – che “la nomina del successore di Khamenei si farà quanto prima”.

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Una foto, tratta da X, di Mojtaba Khamenei

Eppure alcune fonti all’estero avevano già dato per fatta l’elezione del secondogenito di Khamenei, Mojtaba. Ma ora il nome del 55enne ayatollah – grande teologo secondo la dottrina dell’islam sciita – è ridotto a mera ipotesi. Anche perché le sue stesse condizioni di salute sono incerte: si sa che è stato coinvolto nel bombardamento costato la vita al padre e, stando ad alcune fonti vicine all’intelligence occidentale, sarebbe rimasto gravemente ferito.

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Vivo o morto che sia la sua ascesa a Guida suprema, in pratica la massima carica politica e religiosa della teocrazia, divide l’Assemblea degli esperti. Una successione di padre in figlio non ha precedenti nella Repubblica islamica e rischia di turbare i delicati equilibri interni del potere clericale. A ciò si aggiunge il timore che la figura di Mojtaba finisca per esporre la nuova Guida ad attacchi mirati come quelli che hanno eliminato il padre pochi giorni fa.

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E all’interno del Consiglio dei guardiani – l’istituzione di garanzia che controlla l’Assemblea degli eletti – nessuno ha voglia di un remake del martirio del Rahbar. Ma c’è dell’altro. Su Mojtaba, legato ai Pasdaran, il corpo militare della rivoluzione in competizione con i chierici del Consiglio, in passato si sono addensati sospetti mai fugati di arricchimenti e proprietà in Occidente.

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Ce ne è abbastanza per minarne la candidatura sul piano della credibilità interna. All’esterno, invece, Teheran mostra i muscoli agli Usa (“Non è finita, pagherete un prezzo altissimo”, assicura il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza, Ali Larijan), ma, stando al New York Times, dietro le quinte, nonostante le scontate smentite di facciata, avrebbe contattato la Cia per fermare gli attacchi. Per ora senza successo.

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