Viveva in un container trasformato in monolocale, ora Samuele avrà uno dei 25 alloggi di Casa Seneca
La consegna dei 25 alloggi in housing sociale
Per approfondire:
Articolo: A Baggio apre Casa Seneca: 25 appartamenti per anziani soli, mamme single e papà divorziatiArticolo: Emergenza abitativa a Milano, il piano del Comune: in arrivo 500 alloggi, alternativi alle case popolariMilano, 24 marzo 2026 – Venticinque appartamenti ricavati all’interno di un caseggiato di ringhiera all’angolo tra via Scanini e via Capri, nel quartiere Baggio. Qui saranno accolti anziani soli, mamme con bambini, donne e uomini che si trovano in difficoltà economica perché hanno perso il lavoro o per eventi imprevisti, donne e uomini senza casa perché sfrattati per morosità incolpevole.
Ad acquistare il caseggiato e a ristrutturarlo a nuovo, ad arredarne gli appartamenti, ad assegnarli e gestirli sono stati Fondazione Progetto Arca e Associazione Seneca, grazie alle aziende e agli enti che hanno sostenuto questo progetto di housing sociale. Ieri l’inaugurazione.
I primi 5 dei 25 appartamenti sono già stati assegnati
Casa Seneca, come è stato ribattezzato il caseggiato nel quale sono stati ricavati i 25 alloggi appena menzionati, non vuol essere una soluzione definitiva per i suoi inquilini ma l’inizio di un percorso che ha come destinazione finale la conquista dell’autonomia.
Gli inquilini firmano contratti di 18 mesi, rinnovabili, e contribuiscono alle spese per quel che possono, senza doversi preoccupare di sostenere un affitto oneroso, in modo da poter dedicare energie e risorse a costruirsi un’autonomia. In questo percorso sono accompagnati da un’equipe di Progetto Arca composta da più professionalità, tra le quali un educatore finanziario.
Casa Seneca sorge accanto a Cascina Vita Nova, una struttura di Progetto Arca che dal 2021 ospita un modello di housing che unisce l’accoglienza in appartamento di persone senza dimora insieme ai loro cani (9 abitazioni, tra monolocali e bilocali), il sostegno alimentare, l’inclusione sociale e il reinserimento lavorativo “in una desiderata Cittadella della solidarietà”, come si legge nella nota.
L’impegno
“In questi 5 anni – spiega Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca – abbiamo dato vita nel quartiere ad una mensa che serve 70 pasti al giorno per persone fragili del territorio, un market e un guardaroba solidali, i 9 appartamenti di housing pet a cui si aggiungono ora i 25 di accoglienza residenziale di Casa Seneca. La casa è un diritto fondamentale e, insieme al lavoro, il caposaldo su cui si fonda la nostra attività”. “L’Associazione Seneca – spiega la presidente Roberta Garbagnati – ha colto l’opportunità di ampliare la propria attività offrendo un contributo, con proprie risorse economiche e umane, per sostenere questo progetto di housing sociale”.
Samuele Spadea che viveva in un container in alloggio
Cinque dei 25 appartamenti sono già stati assegnati ai primi ospiti. E dal primo aprile a loro si unirà Samuele Spadea, come si era preannunciato su queste pagine nei mesi scorsi.
Un container come casa
Avevamo raccolto la denuncia di Spadea il 16 agosto scorso: 66 anni, pensionato cardiopatico con un’invalidità dell’85% dovuta all’artrite reumatoide (malattia cronica e degenerativa), Spadea, una volta rimasto senza casa, ha saputo trasformare il container di un Tir in un vero e proprio monolocale di 17,5 metri quadrati.
Ne ha rattoppato il tetto perché non ci piova dentro, vi ha installato due lampadari per avere luce ed un ventilatore che muova l’aria. Ha installato un secondo ventilatore in fondo al rimorchio, sul lato opposto al portellone di ingresso, verso la cabina di guida. Lo ha fissato alla parete di destra, di fronte al cuscino, sopra il letto. Ha posato una piastrella dopo l’altra fino a creare un pavimento. Non da ultimo, ha dotato il rimorchio di cucina, bagno e box doccia. A quel punto a Spadea mancava solo una residenza.
La residenza fittizia
“Solo“ per modo di dire: senza una residenza riconosciuta non si ha diritto a nulla, si è invisibili allo Stato, in senso letterale. Spadea ha quindi chiesto al Comune di Milano che gli fosse riconosciuta la residenza fittizia, un istituto creato proprio per i senza fissa dimora, ma a poco più di un anno dalla prima richiesta, gli uffici comunali gli hanno fatto sapere che la concessione delle residenza fittizie era bloccata perché negli ultimi 5 anni ne erano state date 12.500.
O, tradotto: ne erano state date a chiunque, non solo ai senza fissa dimora. Da qui la scelta di Spadea di ricorrere ad una denuncia pubblica, quella raccolta da Il Giorno il 16 agosto scorso, e un nuovo inizio: Fondazione Progetto Arca intervenne prima di tutto perché Spadea potesse ottenere la residenza fittizia nella sede del Municipio 4 e poi si impegnò a riservargli un appartamento tra i 25 allora in ristrutturazione tra via Scanini e via Capri. Impegno mantenuto. Dall’1 aprile Spadea riavrà quel tetto che aveva perso dopo la separazione insieme alla residenza a Milano.
WhatsAppFacebookXPrint
© Riproduzione riservata
Tag dell'articolo
AffittiCasaPovertàRegione Lombardia