Il rischio buco nella sanità lombarda, vertice di maggioranza sulle cifre. Bertolaso minimizza, lo Stato no
Guido Bertolaso assessore regionale al Welfare e già capo della Protezione Civile nazionale
Per approfondire:
Articolo: Legge sanitaria. Via l’iter al PirelloneArticolo: Persi 70 milioni per la sanità. Il Pd: sistema da ricostruireArticolo: Lombardia fuori dalla top 5: "Un indicatore ha sballato tutto"Se n’è parlato ieri mattina nella riunione della Giunta regionale e si tornerà a parlarne domani nel corso di una cabina di regia che dovrebbe assumere la forma di un incontro di maggioranza: non solo il presidente della Regione, Attilio Fontana, l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, e l’assessore al Bilancio, Marco Alparone, ma anche i capidelegazione dei partiti del centrodestra e i capigruppo in Consiglio regionale. Lo stesso giorno dovrebbe tenersi anche un confronto con la Ragioneria dello Stato.
Sì, perché al centro degli incontri di ieri e di domani c’è il rischio che la Lombardia accusi uno scoperto di 1,6 miliardi di euro in un capitolo decisamente sensibile del proprio bilancio, quello della sanità. Come anticipato e sottolineato nei giorni scorsi, il quadro è in evoluzione perché è in corso una negoziazione tra Regione e Governo, come è naturale che sia, e faticoso da ricostruire perché a Palazzo Lombardia si è scelto ora di negare ora di minimizzare senza dare vere delucidazioni.
Secondo quanto ricostruito, l’eventuale scoperto origina dalle scelte di riparto del fondo sanitario 2025 approvate a gennaio 2026. Qualificate fonti romane riferiscono di una tensione di bilancio che, a seconda di come si interpretano alcune voci contabili, può arrivare fino ai 2,2 miliardi di euro.
A originare tale tensione non ci sarebbero solo le voci già menzionate nei giorni scorsi, quei 900 milioni di euro di rischio-scoperto imputabili alle spese per il personale (assunzioni, turnover e abbattimento liste d’attesa) e quei 700 milioni a titolo di rimborso di prestazioni a tariffe maggiorate per renderle appettibili al privato accreditato. Si fa infatti presente che c’è una questione da 250 milioni di euro, soldi che per la Regione sarebbero ammortamenti di investimenti, mentre per lo Stato si configurerebbero come spese, come costi.
La differenza, detta in sintesi, è che secondo la Regione quei 250 milioni di euro non sarebbero spese sulla parte corrente, quindi non sarebbero da coprire con questo bilancio, ma in conto capitale. Un esempio, questo, di come i numeri possano cambiare a seconda delle interpretazioni. Quello che pare tornare è l’indicazione alla prudenza sulle spese per personale (qualcosa del tipo: va bene procedere col turnover pattutito, ma non ci avvenuturi oltreì) arrivata in via informale alle aziende sanitarie.
Da parte sua Bertolaso, ieri nella seduta di Giunta, in risposta alle domande poste soprattutto da alcuni assessori regionali di Fratelli d’Italia, ha invece parlato di ricostruzioni giornalistiche creative, quindi ha rassicurato tutti e ridimensionato l’eventuale scoperto a quota 900 milioni di euro sostenendo che gli sarebbe già stata garantita una soluzione, una copertura, nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni.
Sempre secondo fonti regionale, lo scoperto da coprire potrebbe allora ridursi, alla peggio, a circa 200 milioni di euro. Le frizioni tra Regione Lombardia e Stato originerebbero da lontano, sarebbero nate già da gennaio, quando, come detto, è stata approvata la ripartizione del Fondo sanitario nazionale 2025, e per un motivo non solo finanziario o contabile ma anche decisamente politico,vale a dire l’apertura del Governo ad un nuovo criterio di riparto chiesto e rivendicato dal governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, insieme ai governatori di Molise, Umbria, Basilicata, Calabria, Sardegna per compensare le Regioni "a bassa densità demografica" e "con forte dispersione territoriale" ai fini di una ripartizione ritenuta più equa. Un problema, questo, che divide anche lo stesso centrodestra. Dopo il Pd, è il M5S a chiedere a Bertolaso di riferire in Aula.
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