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I risultati del referendum e le due anime della Lombardia: Milano e i capoluoghi per il No, il resto della regione con Meloni /

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23.03.2026

Spoglio referendum

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Milano – I lombardi sono andati controcorrente rispetto al resto del Paese: in Lombardia, infatti, è stato il “sì” a vincere. Diverse città, però, sono andate controcorrente rispetto al resto della regione: a Milano, Bergamo, Brescia, Lodi, Mantova, Monza e Pavia ha prevalso il “no”. E a Milano con un distacco bulgaro: oltre 16 punti percentuali. Questa volta, però, il Municipio 1, quello che coincide con il centro storico del capoluogo lombardo, non ha seguito l’indicazione di voto del centrosinistra, al governo della città da quasi 15 anni, e a spuntarla è stato il “sì”. Questi i dati più significativi restituiti dall’esito del referendum sulla riforma della giustizia. Dati che, a loro volta, restituiscono alle coalizioni indicazioni contrastanti in vista delle prossime scadenze elettorali: nel 2027 si andrà al voto per scegliere il sindaco di Milano, mentre nel 2028, salvo anticipi, si voterà per il presidente della Regione.

Lombardia come Veneto e Friuli

In Lombardia l’affluenza è stata più alta rispetto al dato nazionale: è andato alle urne il 63,76% degli aventi diritto a fronte del 58,9% registrato nel Paese. A trainare l’affluenza sono state Bergamo, dove si è spresso il 68,8% dei votanti, Brescia, dove si è espresso il 67,36% dei votanti, e Monza, dove è andato alle urne il 67,2% degli aventi diritto. A Milano l’affluenza è stata del 65,14%. In Lombardia il “sì” alla riforma della giustizia ha raccolto il 53,6% delle preferenze, mentre il “no” si è fermato al 46,4%. Esattamente l’opposto di quanto accaduto a livello nazionale, dove è stato il “no” ad affermarsi con il 53,7%, a fronte del 46,3% di voti riscosso dal “sì”. La Lombardia è una delle tre regioni dove ha prevalso il via libera alla riforma insieme a Veneto e Friuli Venezia Giulia. Tre regioni guidate da governatori leghisti e maggioranze di centrodestra.

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La scelta dei capoluoghi e le due anime della regione

Parrebbe una buona notizia per il centrodestra lombardo in vista delle prossime Regionali, anche se sono in agenda tra due anni circa. Attenzione, però: il “sì” vince in tutte le province lombarde, ma non in tutti i capoluoghi. Anzi, molte città restituiscono una fotografia a colori invertiti. Dal voto emergono due Lombardie: la Lombardia delle città e la Lombardia che unisce campagna, collina e montagna. A Milano, Bergamo, Brescia, Lodi, Mantova, Monza e Pavia si è imposto il “sì”, sebbene con percentuali differenti. Il “no” ha straripato sotto la Madonnina: 58,3% di preferenze contro il 41,7% del “sì”, per oltre 16 punti di distacco. A Mantova il “no” si è imposto col 56,2%, a Pavia col 54,4%, a Bergamo col 54,2%, a Brescia col 52,5%, a Monza col 52%, a Como col 51,1%, a Lodi solo di un soffio: 50,1%.

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Il caso Milano

Infine il “caso Milano”. Il “no” prevale nettamente in 8 Municipi su 9: in vista delle prossime Comunali un buon segno per il centrosinistra. A far eccezione, come detto, è il Municipio 1, dove si è imposto il “sì” col 51,1% delle preferenze. Un dato in controtendenza, questo: il centro si è era sempre rivelato un fortino del centrosinistra. Il risultato è che in Lombardia esultano tutti, sia i sostenitori del “sì” come il presidente della Regione, Attilio Fontana, sia quelli del “no” come il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “Oggi più che mai rivendico l’orgoglio di essere lombardo e desidero ringraziare la gente di questa regione – commenta Fontana –. Il risultato elettorale in democrazia va sempre accettato ma lasciatemi sottolineare come la mia Lombardia abbia dimostrato di essere una terra coraggiosa e i lombardi fautori del cambiamento. Da avvocato la considero un’occasione persa”. “Il no dei milanesi e degli italiani è una gran bella notizia – rimarca Sala –. Sono soddisfatto per l’affluenza alle urne a Milano. Che questo Referendum fosse ampiamente politicizzato è fuori di dubbio. Ma andava data una forte risposta politica. E questa risposta è arrivata. Con questa vittoria si ottengono due risultati: si ribadisce che la Costituzione non è immodificabile, ma qualunque modifica deve portare ad un miglioramento delle regole democratiche. E in secondo luogo, questa vittoria ci dice che il Paese è contendibile. Ripartiamo da qui”.   

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