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Buco nella sanità, Fontana nega ma non troppo: “Stiamo cercando l’equilibrio". E attacca il centro-sud

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18.03.2026

Attilio Fontana, presidente leghista della Regione Lombardia al secondo mandato

Per approfondire:

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Milano, 18 marzo 2026 – Che alla fine dell’anno Regione Lombardia possa trovarsi a fare i conti con un disavanzo alla voce sanità sembrano confermarlo le parole scandite ieri dallo stesso Attilio Fontana, che poi ha attaccato l’eventuale revisione dei criteri di riparto del fondo sanitario nazionale così come chiesta e rivendicata dai presidenti delle Regioni di centro-sud e rimarcato come non in tutti i casi un aumento delle risorse si traduca automaticamente in un aumento della qualità della sanità regionale.

Questo perché – in sintesi – contano i numeri della platea potenziale di pazienti del sistema e le economie di scala che ne derivano. Con ordine, però. Il presidente della Regione Lombardia – a margine del primo appuntamento de ‘Gli Stati Generali dell’economia della salute’, presentato insieme al consigliere regionale leghista Emanuele Monti – in risposta alle domande dei cronisti, parte definendo “illazioni”, “voci”, insomma cose non serie, le indiscrezioni relative al rischio di uno scoperto di bilancio sulla sanità riportate nei giorni scorsi. Poi, però, aggiunge quanto segue: “Il Bilancio si chiude a fine anno. Adesso noi stiamo parlando di un budget. E stiamo cercando di trovare un equilibrio all’interno di questo budget”. Tradotto: i conti si potranno fare solo alla fine, come al solito, ma intanto l’equilibrio lo si sta cercando perché una tensione oggi c’è.

E c’è per i motivi già esposti in queste settimane: c’è perché si è già programmato l’uso di soldi che ancora non ci sono, c’è a causa dell’aumento significativo, nell’ordine dei 900 milioni di euro, delle spese per il personale, tra assunzioni e incentivi per ridurre le liste d’attesa, senza contare gli aumenti tariffari varati per alcune prestazioni sanitarie con l’obiettivo di incoraggiare il privato accreditato a garantirle e, in ultima istanza, i circa 200 milioni di euro ai quali la Regione deve rinunciare per il combinato disposto dal payback farmaceutico e i soldi che la Lombardia lascia sul tavolo per aiutare altri sistemi sanitari regionali a stare in equilibrio.

Proprio da qui, la contrarietà di Fontana alla battaglia intrapresa dai colleghi governatori del centro-sud, decisi ad ottenere criteri di riparto del fondo che non penalizzino più le regioni a bassa densità demografica e ad alta percentuale di migrazione sanitaria. “Noi siamo la Regione che costa meno al Bilancio dello Stato e che ha i conti in equilibrio – sottolinea allora il presidente lombardo –. Non è che questo merito deve diventare una colpa. I criteri li rivedremo tutti insieme, ma credo che sia abbastanza assurdo che noi che abbiamo il bilancio in equilibrio dobbiamo rinunciare a risorse per darle a chi, evidentemente, non è in equilibrio e ha delle difficoltà. Questi sono problemi che credo non si debbano risolvere in questo modo: chi ha sempre dimostrato serietà nella tenuta dei conti deve essere premiato e non penalizzato”.

Quindi la visione prospettiva: “Mai come in questo momento la sanità ha bisogno di alcuni cambiamenti – spiega Fontana–. La vecchia riforma di quasi 50 anni fa è superata perché non ci sono più le condizioni sociali e storiche per chiederne l’applicazione. Bisogna avere la forza e il coraggio di cambiare. Gli argomenti da trattare sono molti e chi oggi sostiene che i problemi della sanità si risolvano solo con i soldi dimostra di non aver capito niente della sanità. I soldi sicuramente sono una componente, e più ce ne sono e meglio è, ma non sono il mezzo attraverso il quale progettare, programmare la nuova sanità del Paese. Credo si debba fare una riflessione ben più approfondita e complessiva”.

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