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Luca Attanasio e la verità in fondo a una miniera. L’attività estrattiva, gli affari sporchi: “I killer non erano ’solo’ dei predoni”

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23.02.2026

L’ambasciatore ucciso nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio

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Limbiate (Monza) – Il niobio, simbolo chimico Nb, numero atomico 41, è un metallo di transizione raro, grigio-bianco, morbido e duttile, noto per l’alto punto di fusione (quasi 2.500 gradi centigradi), la resistenza alla corrosione e le proprietà superconduttive. Che c’entra con l’omicidio Attanasio? Forse niente, forse molto, se si considera che proseguendo sulla strada in cui l’ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo fu ucciso in un agguato insieme al carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e al loro autista Mustapha Milambo, il 22 febbraio 2021, si arriva alla miniera di Lueshe, nella regione di Rutshuru, provincia del Kivu Nord, a ridosso dei confini di Ruanda e Uganda, dove c’è uno dei più grandi giacimenti di questo materiale speciale utilizzato nella produzione di armamenti supersonici, come certi missili utilizzati in questi 4 anni dalla Russia per bombardare l’Ucraina.

 Cinque anni dall’agguato  

Lo hanno raccontato ieri pomeriggio a Limbiate l’avvocato Rocco Curcio e il collega Mario Scaramella, consulente esperto di sicurezza internazionale, accanto al padre di Luca, Salvatore Attanasio, nella conferenza convocata all’interno di una giornata particolarmente intensa per ricordare i 5 anni dall’agguato. Nessuna certezza, sia chiaro, al momento solo elementi raccolti ’sul campo’, ancora da valutare, soppesare, confrontare, mettere in fila. Ma almeno si può già escludere che si sia trattato di un assalto improvvisato, di una banda di semplici rapinatori, come si è cercato molto frettolosamente di raccontare con le prime versioni e quella sorta di processo farsa celebrato nel cuore dell’Africa.

Il padre di Luca Attanasio, ucciso 5 anni fa: “Un piano preciso per assassinarlo, deluso dallo Stato”

"Contesto di operazioni pianificate”

Si arriva invece a delineare «un contesto di operazioni pianificate, la presenza di infiltrati e provocatori all’interno di più componenti territoriali in conflitto tra loro, una deliberata frammentazione delle responsabilità operative, funzionale a rendere opaca la ricostruzione degli eventi» come scrivono, testualmente, i legali di Attanasio impegnati nel lavoro di indagine parallelo, svolto «in un clima di grande collaborazione con la Procura di Roma, mentre non si può dire lo stesso delle altre istituzioni italiane» ribadisce, infervorandosi, l’avvocato Rocco Curcio, evidenziando le difficoltà di cercare ora «quello che qualcuno avrebbe dovuto cercare 5 anni fa, con le forze presenti sul posto».

Il messaggio di Mattarella 

Il riferimento, esplicitato, è al governo italiano. Ci sono tre fonti, nomi in codice Leopold, Astrid e Albert, che risultano convergenti e coerenti, pur essendo indipendenti tra loro, spiegano i legali, prospettando scenari di grandissimi interessi internazionali sugli affari ’sporchi’ che si continuano a fare in Africa. Sono tantissime le domande rimaste ancora oggi senza risposte sull’agguato che, uccidendo un ambasciatore e un carabiniere in servizio, ha colpito nel cuore lo Stato italiano che però ha fin qui reagito in maniera assai tiepida. Eppure ieri lo Stato Vaticano ha inviato a Limbiate il suo più alto rappresentante, il cardinale Pietro Parolin, e il Presidente Della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al sindaco Antonio Romeo: «La sua (quella di Luca Attanasio, ndr) dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità», ha scritto il capo dello Stato. Mentre i ministri Tajani, Crosetto e Salvini, i presidenti di Senato e Camera, La Russa e Fontana, fino ai parlamentari di tutti gli schieramenti hanno speso parole di elogio nei confronti dell’ambasciatore ucciso. Ma a lottare per la ricerca della verità, che diventa sempre più complicata, Salvatore Attanasio con i suoi avvocati e consulenti, rischia di restare solo, se non troverà il sostegno concreto delle istituzioni, a partire dall’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, fin qui promessa.

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