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Dove vivono i frontalieri lombardi. In 60mila da Como e Varese, ma è sorpresa Brianza: +77% in dieci anni

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12.04.2026

La dogana di Ponte Chiasso

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Como – Lo zelo del lavoratore brianzolo, già riconosciuto un po’ in tutto il mondo, ha varcato anche i confini del Canton Ticino. Un tempo era l’operosa Milano la “mamma buona” per la gente di Brianza. Ed era così che i “brianzoeu” dicevano sempre: “Chi volta ul cü a Milan, volta ul cü al pann”. I treni che portavano in città dal contado erano sempre stracolmi di lavoratori pendolari. Da qualche tempo invece anche per i brianzoli, i monzesi, il miraggio di un buon e redditizio posto di lavoro è il Canton Ticino. In zone come Seregno, Desio e Lissone, infatti, il numero di permessi G attivi in Ticino è quasi raddoppiato in soli dieci anni.

Le province di Como e Varese restano sempre quelle su cui i datori di lavoro del Canton Ticino possono fare più affidamento, con 32.800 frontalieri dalla prima e 31.900 dalla seconda, ma a incuriosire è il cambio di mentalità che è avvenuto in quella fetta di Lombardia conosciuta un tempo soprattutto per i suoi laboratori e le botteghe artigiane e dove oggi si guarda oltreconfine.

La mappa con i dati dell’Ufficio federale di statistica

Sono i dati forniti dell’Ufficio federale di statistica a disegnare la mappa dei luoghi di provenienza delle persone italiane occupate in Ticino. Dal 2015 al 2025, il numero totale di lavoratori con il permesso G provenienti dall’Italia è aumentato di oltre 20mila unità (+30%), passando dai 70.157 frontalieri nel primo trimestre del 2015 ai 91.246 nell’ultimo trimestre del 2025. Dalla Lombardia, ben 68.371 lavoratori frontalieri attivi in Ticino, più altri 6.600 occupati in altri cantoni. Rilevante anche la quota di Sondrio, con 5.200 lavoratori con permesso G, la stragrande maggioranza dei quali è assunta però nei Grigioni (in Ticino risultano attive solo 650 persone). Oltre 2mila frontalieri arrivano invece direttamente da Milano, quasi un altro migliaio dalla provincia di Monza e Brianza e 700 da quella di Lecco. Qualche centinaia di lavoratori con il permesso G si conta pure a Bergamo (400) e a Brescia (300).

Se il Comasco e il Varesotto hanno visto aumentare in maniera simile il numero di residenti frontalieri, è la provincia di Monza e Brianza ad aver conosciuto l’incremento più marcato. In zone come Seregno, Desio e Lissone, infatti, il numero di permessi G attivi in Ticino è passando da 508 a 903 e facendo segnare in dieci anni un +77,7%. Rimane notevole la progressione di Como, con un aumento del 23,6% e ben 6.145 frontalieri in più in Ticino in dieci anni (da 26.031 a 32.176), e di Varese con un +21% (+5.457, da 25.954 a 31.411). Ma anche del capoluogo lombardo, dove i frontalieri sono cresciuti del 19,1% (+326, da 1.701 a 2.027).

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