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Abusi contro i minori in Lombardia: “L’effetto di una bomba e non è un’eccezione”

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La bresciana Francesca Svanera, scrittrice, attivista e survivor ha curato una ricerca alla base del progetto “Gomitoli“ che porterà alla creazione di una Escape Box. A promuoverlo è Meti associazione di persone abusate nell’infanzia fondata nel 2013

Per approfondire:

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Milano, 19 aprile 2026 – “Abusi nell’infanzia? Se ne parla poco e male”. È partito da questa constatazione, basata su una ricerca personale fatta dalla bresciana Francesca Svanera, scrittrice, attivista e survivor, il progetto “Gomitoli“, che porterà alla creazione di una Escape Box. A promuoverlo è Meti, associazione di persone abusate nell’infanzia, fondata nel 2013 da Laura Monticelli; il progetto è stato selezionato dal bando Nora di Action Aid.

“Gomitoli – racconta Svanera – nasce da una ricerca, che ho fatto qualche tempo fa, quando ho raccolto, per tre mesi, articoli sugli abusi sessuali nell’infanzia. Leggendoli, mi sono accorta che spesso il linguaggio usato è molto riattivante, tanto da portare un survivor a star male, perché c’è tanto voyeurismo e poca informazione”.

Da qui l’idea di creare dei gruppi di auto mutuo aiuto online per un confronto su come i survivor vorrebbero esser raccontati dai media (180 i partecipanti). “Quello che è emerso è che gli abusi vengono raccontati come un’eccezione, ma la realtà è ben diversa”.

Abusi su minori sono all’ordine del giorno: la sola associazione Meti, in sei anni, ha attivato 18 gruppi di auto mutuo aiuto online da tutta Italia, oltre a 2 gruppi per genitori che non si sono accorti di quanto stava accadendo ai propri figli.

“Altro aspetto è che spesso la vittima non esiste nel racconto. Le immagini stesse possono esser fuorvianti: quasi nessun survivor si riconosce nel bimbo con le mani sul volto e l’ombra alle spalle. “Un abuso è come una bomba”.

Svanera stessa ne è un esempio: alle spalle, una storia di abusi dai 4 ai 10 anni, di pedopornografia e prostituzione infantile, a cui è seguita un’amnesia dissociativa, con sintomi di disturbo da stress post-traumatico complesso. Poi i primi ricordi, arrivati come schegge, attraverso la terapia Emdr, e, nel 2019, l’approdo in Meti. “C’è voglia di parlarne, di sdoganare qualcosa che esiste. Qualcosa che cambia il modo di percepire il mondo, ma da cui si può, comunque, rinascere. Io mi sono ‘frantumata’ e mi sono ricostruita in qualcosa di nuovo: parlare solo di persone perdute, non permette a chi è nel pieno della tempesta di vedere la fine”. Quanto emerso dai gruppi di auto mutuo aiuto e da due focus con giornalisti diventerà un edu-game che sarà “testato“ in alcuni centri antiviolenza: Donne e diritti a Darfo Boario Terme (Brescia), centro Mia a Casalmaggiore (Cremona), Lilith a Latina, Goap a Trieste, Donne Val Delsa a Poggibonsi (Siena).

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