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Rulz, la candid camera ai tempi di TikTok: “Il segreto dei miei reel? Saper leggere le persone e restare sempre calmo”

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07.03.2026

L'avatar di Rulz su Instagram e TikTok

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Milano, 7 marzo 2026 – Se nomi come Alfanoun, Sanjidul e Jack Maverick Allanga vi dicono qualcosa, vi siete già imbattuti in Rulz, giovane creator milanese che con i suoi clip offre una versione aggiornata all’età contemporanea di un classico della comicità, la candid camera.

Sui suoi profili - oltre 65mila follower su TikTok, più di 55 mila su Instagram - condivide brevi filmati realizzati riprendendo le ignare “vittime” con un paio di occhiali a intelligenza artificiale integrata, spacciandosi ora per un passante in cerca di indicazioni sempre più strampalate, ora per un giovane pronto alla sua prima giornata di lavoro, ora per un fantomatico addetto comunale e via improvvisando.

L’effetto straniante è irresistibile, complici le reazioni degli interlocutori e la disinvoltura di Rulz nel trascinare la conversazione lungo sentieri sempre più improbabili senza mai perdere credibilità.

Com’è nata l’idea di questi reel e quando hai realizzato il primo?

“L’idea mi venne dopo aver visto i video girati da altri content creator sul web. Sulle prime non sapevo come partire, ma dentro di me sentivo ci fosse un innesco per poter realizzare qualcosa di interessante. Nell’estate del 2024 decisi di buttarmi. Iniziai con una clip registrata con il cellulare. Al principio collezionai qualche fallimento, anche per una certa paura a interagire con la gente che incrociavo. Le poche visualizzazioni, però, non mi hanno scoraggiato. Ho sempre creduto in me stesso e questo, con il tempo, ha fatto la differenza, nonostante non abbia ricevuto - almeno inizialmente - alcun consiglio o incoraggiamento”.

Approfondisci:

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Come scegli le tue “vittime”?

“Sono convinto che ogni persona che s’incontra per la strada emani un’energia e io, quando mi imbatto in qualcuno, cerco di interpretarne i sentimenti. C’è chi è disponibile, chi si sente triste, chi è su tutte le furie. Questa piccola abilità a leggere le persone mi facilita, permettendomi di identificare i passanti da fermare e il momento giusto per farlo”.

Prepari un copione o vai a braccio?

“Nessun copione. Ho una lista di parole chiavi e, a partire da questo elenco, mi lascio guidare dall’improvvisazione del momento. Studiare una parte non mi permetterebbe di essere spigliato e sempre pronto nella risposta”.

Qual è il tuo reel che ha collezionato più visualizzazioni?

“A livello di interazioni il video in cui interloquisco con un simpatico vecchietto che decide di condividere con me le sue riflessioni sull’impiego dei motori a scoppio nel 2035 e i relativi pericoli. Con quella clip mi avvicinai ai quattro milioni di interazioni su Instagram”.

Il vecchietto dei motori a scoppio: uno dei reel di maggior successo

Hai un modello per i tuoi prank (scherzi, ndr)?

“Cerco di essere me stesso. Mi piace coltivare ‘l’arte di andare in giro a parlare’, come la chiamo. I termini e i nomi che scelgo per i miei video sono tutti farina del mio sacco”.

Quanto tempo dedichi all’elaborazione dei contenuti ogni giorno?

“Per registrare i clip, in media, mi servono un paio d’ore al giorno di ‘giri’ per la strada. Poi capita di essere fortunati e riuscire a tirare fuori due video virali in un’ora. Mi dedico a questa attività in particolare durante il week-end, perché durante la settimana sono impegnato con il mio lavoro di manutentore anti-incendio”.

Qual è la reazione che ti ha stupito di più fra le persone che hai incontrato?

“Devo dire che nessuno mi ha mai minacciato o insultato. Quello che più mi stupisce è che ognuno ha un modo diverso di rapportarsi alle mie parole. C’è chi mi asseconda e, in qualche modo, sta al gioco, magari solo perché vuole mandarmi via. C’è chi cerca di capire chi sono e cosa voglio. E poi c’è chi semplicemente mi evita, forse perché impaurito”.

Un altro frame da una clip molto apprezzata: l'incontro con un giovane sudamericano abile nel "tenere testa" a Rulz, seppur inconsapevolmente

Hai mai avuto timore di reazioni violente?

“No. E per fortuna, come dicevo prima, mai ci sono state. Quando parlo con le persone cerco di essere sempre calmo e dosare le parole, così da avviare una conversazione anche con chi sembra meno disponibile”.

Hai un dialogo con i tuoi follower?

“Non mi sento un fenomeno o un paladino del web, sono solo una persona che esce in strada e registra le reazioni altrui. Di conseguenza con la community dei miei follower c’è un rapporto simile a quello che c’è fra gli amici al bar. Di certo cerco di rispondere a tutti”.

Quali sono le domande che ti rivolgono con maggiore frequenza?

“Come faccio a rimanere sempre serio. E come riesco a indovinare sempre la nazionalità dei miei interlocutori”.

Ecco, te lo chiediamo anche noi: come fai?

“È un’abilità che ho consolidato proprio in strada, guardandomi attorno e tenendo le antenne dritte. Inoltre io parlo con tutti gli stranieri che incontro, quindi bene o male mi sono imbattuto in persone di tutte le nazionalità. Al di là della mia attività sui social, sono convinto che anche pochi minuti passati a dialogare con un estraneo possano arricchire il bagaglio culturale di ciascuno”.

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