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Marco Gallo come Carlo Acutis, amava la vita ma morì a 17 anni: “La sua una fede contagiosa”

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27.02.2026

Marco Gallo con la mamma Paola Cevasco, papà Antonio e le sorelle Francesca e Veronica

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Monza, 26 febbraio 2026 –  Già da bambino, assicura la mamma, quando gattonava era difficile stargli dietro perché era troppo veloce. Veloce era nella vita, di cui era sempre “affamato”, veloce nel rapporto con Dio, caratterizzato dal “bisogno di autenticità”. E anche per questo non stupisce che il 7 marzo, giorno del suo compleanno, nel Duomo di Milano l’arcivescovo Mario Delpini apra l’inchiesta diocesana della causa di beatificazione di quel ragazzo morto nel 2011 ad appena 17 anni. Una storia eccezionale quella di Marco Gallo, il ragazzo monzese già proclamato “Servo di Dio”, primo gradino sul percorso che potrebbe portare un giorno alla sua Beatificazione.

Un bambino veloce e appassionato

Marco Gallo era un grande appassionato di arrampicata

Come successo per Carlo Acutis, morto di leucemia a Monza, a 15 anni, beatificato nel 2020 e proclamato Santo il 7 settembre dell’anno scorso.

La famiglia e la vita di Marco

“Ci sta accadendo qualcosa di doloroso e di grande”, sussurra mamma Paola Cevasco, docente di lettere alle superiori che col papà Antonio e le sorelle Francesca e Veronica segue la vicenda. Nato a Chiavari nel 1994, trasferito ad Arese, Lecco e dal 2009 a Monza, Marco “aveva una gran voglia di vivere e conoscere: gli piacevano le piante, adorava lo sport”, sci, atletica (fu primatista provinciale di salto in lungo), canottaggio, arrampicata. Bravo a scuola e appassionato di scienze (aveva una collezione di piante carnivore!), frequentava il liceo Don Gnocchi di Carate Brianza.

Una personalità vivace e curiosa

Parlava spesso di Gesù e faceva volontariato, ma “era appassionato anche di esplosivi – ride la mamma –, ho dovuto sequestrargli il salnitro e nasconderglielo, ma aveva scoperto come fare esplosioni persino con la Coca Cola. Sul suo computer abbiamo trovato una cartella in cui catalogava i suoi esperimenti…”. In cantina faceva i suoi lavoretti, come riparare le biciclette e “quando ebbe una camera tutta sua trovò un vecchio crocifisso che appese sopra il letto”. Ci teneva.

Marco Gallo era un grande appassionato di arrampicata

La sua voglia di vivere e di autenticità era alla base del suo rapporto con la religione”. Educazione cattolica, Cl e la messa alla domenica certo, ma “un modo di approcciarsi alla vita tutto suo”.

“Amava le sfide, anche nei problemi matematici complessi”. Mamma Paola rispolvera un ricordo: “Quando in vacanza andammo a Las Vegas, studiò un sistema per calcolare i numeri che uscivano alla roulette”. E come andò? “Venne allontanato non appena i croupier se ne accorsero”.

Un tragico incidente

Il racconto del giorno dell’incidente mozza il fiato. “Sabato 5 novembre 2011. Mentre si preparava per andare a scuola con la sua moto mi disse: ‘mamma, non so se torno per pranzo’. Lo rimproverai perché stava ‘sgasando’, poi ci salutò”. Lungo la strada, all’altezza di Sovico, lo schianto con un’auto che usciva da un parcheggio.

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“Il corpo di Marco, che era una potenza di vita, è stato spezzato per un urto: non aveva un graffio, neppure il suo zainetto o il suo casco, non una goccia di sangue, ma il suo collo era spezzato. I suoi compagni furono i primi a saperlo, poi arrivarono i carabinieri, la sorella era già là. Ci trovammo all’ospedale San Gerardo”. Un dolore inimmaginabile.

“La vita ti crolla addosso, un dolore senza senso che non si risolve”. Il giorno dell’incidente, una scoperta sul muro della cameretta di Marco. “Mio figlio aveva tracciato una scritta: ‘Perché cercate tra i morti colui che è vivo?’. Una frase dal Vangelo di Luca...”. Come spiegarla? “Un segno... Aveva un desiderio di vita incontenibile che continua a contagiare, come se fosse partito per un luogo lontano da cui sai che non tornerà, ma sappiamo che Marco c’è ancora e agisce”.

Eredità e impatto

Poi, la scoperta che Marco aveva riempito negli anni una serie di quaderni con i suoi pensieri, considerazioni degne di un teologo. Un rapporto speciale con Dio che lo stava spingendo su percorsi inconsueti. Di qui, dopo la morte, la “fama di santità“, i pellegrinaggi di centinaia di giovani per lui ogni anno al Santuario di Nostra Signora di Montallegro e in Duomo a Monza.

“Siamo cattolici e crediamo che non ci ha abbandonati. La vita ci ha insegnato che quando hai qualcosa di così grande tutto può essere cancellato all’improvviso, è terrorizzante. Ma Dio ti salva e Marco sta facendo rivivere anche noi”.

È stato pubblicato un libro che raccoglie gli scritti del ragazzo e le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Si intitola “Marco Gallo - Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare”. Prima dell’incidente Marco scrisse a un amico: “Non ragionare secondo il teorema la vita è lunga, perché ti accorgerai che è molto breve”.

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