Elia Del Grande si difende davanti al Gip: "Non ho aggredito quella donna al cimitero. Ho solo rubato l’auto"
Elia del Grande ha negato di aver rapinato e malmenato la 69enne di Lentate
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SeguiciVarese, 10 aprile 2026 – “Non ho aggredito la signora”. È questa la linea difensiva di Elia Del Grande, comparso questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari nel carcere dei Miogni di Varese. Un interrogatorio durato poco meno di un’ora, al termine del quale il 50enne – già noto per la “strage dei fornai” del 1998 – ha respinto l’accusa più grave, quella di aver rapinato e ferito una donna nel cimitero di Lentate.
Davanti al gip Marcello Buffa e al pm Giangavino Contu, assistito dall’avvocato Cristina Bono, Del Grande ha negato di aver aggredito la 69enne. Una versione che contrasta con quanto ricostruito dagli inquirenti, secondo cui la donna sarebbe stata colpita e spintonata mentre si trovava sulla tomba del marito.
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L’uomo ha però ammesso un elemento chiave: ha preso l’auto, una Fiat 500 L, nel parcheggio del camposanto. Secondo la sua versione, però, le chiavi erano già inserite nel quadro e il veicolo sarebbe stato semplicemente portato via, senza violenza.
La fuga interrotta dopo quattro giorni
Il giudice si è riservato la decisione sulla convalida del fermo per rapina aggravata e dell’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, reati contestati dopo il fermo avvenuto nei giorni scorsi a Varano Borghi, al termine della sua fuga.
Elia Del Grande con la compagna Rossella Piras in un momento felice
Una fuga iniziata il giorno di Pasqua dalla casa-lavoro di Alba, dove Del Grande si trovava dopo aver già tentato un’evasione nei mesi precedenti. Quattro giorni di ricerche serrate, conclusi con l’arresto da parte dei carabinieri.
Lo sdegno dei familiari della donna
Intanto, mentre la versione dell’uomo viene vagliata, resta gravissimo il quadro delineato dai familiari della vittima. "Ha agito con ferocia e violenza inaudita”, denuncia il nipote della donna, Klaus Michaelson, che si interroga anche su come sia stato possibile concedere misure a un soggetto con un passato così pesante.
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A trovare la 69enne, nel cimitero di Lentate, è stata la figlia. "L’ho vista sotto choc, piena di sangue. Non ricorda nulla”, ha raccontato. La donna ha riportato un trauma cranico e resta sotto osservazione. Due versioni opposte, dunque: da una parte la negazione dell’aggressione, dall’altra un racconto di violenza che ha scosso profondamente la comunità.
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