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Busto Arsizio, giudice di pace lumaca: primo grado in nove anni

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19.02.2026

Tempi lunghi dal Giudice di pace di Busto Arsizio

Busto Arsizio (Varese), 19 febbraio 2026 – Nove anni. Non per arrivare in Cassazione, né per una sentenza definitiva. Ma per attendere, invano, un semplice giudizio di primo grado davanti al giudice di pace.

La giustizia lumaca è costata una condanna al ministero della Giustizia per violazione del termine ragionevole di durata del processo. A certificare il sistema inceppato è stata la Corte d’Appello civile di Milano, che ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Salvatore D’Angelo per conto di ItaliaRimborso, società che assiste passeggeri vittime di disservizi aerei. Il caso nasce da due azioni civili contro la compagnia Neos per un volo Cancun–Roma Fiumicino del giugno 2019 arrivato in ritardo, con richiesta di risarcimento prevista dalla normativa europea. Il procedimento viene avviato nell’aprile 2020. Poi il tempo si dilata, si sfilaccia, si perde nei meandri degli uffici. Le due cause vengono riunite solo nel 2024.

E da allora? Nulla. Fino al colpo di scena: il rinvio per la precisazione delle conclusioni è fissato ad aprile 2028. Tradotto: nove anni per una decisione di primo grado. Un’attesa che stride con quanto stabilito sia dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo - che garantisce a chiunque un processo in tempi ragionevoli - sia dalla legge Pinto, che individua in tre anni la durata ordinaria di un giudizio civile di primo grado. Sei anni oltre il limite: un ritardo”irragionevole”.

La Corte d’Appello ha quindi condannato il ministero a risarcire 400 euro per ogni anno di ritardo, interessi e spese legali. Una cifra che può apparire simbolica, ma che pesa sul piano istituzionale: lo Stato paga per la propria inefficienza, prima ancora che il processo presupposto sia arrivato a sentenza definitiva, circostanza che la Corte ha ritenuto ammissibile.

Il caso di Busto Arsizio non è isolato. I ritardi del giudice di pace erano già stati segnalati dal presidente del distretto della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Ondei, e denunciati dagli avvocati del Foro bustocco. Ma ora c’è una condanna che certifica il malfunzionamento. “I cittadini hanno diritto a un processo che non si trascini per anni – commenta l’avvocato D’Angelo –. Il nostro obiettivo è tutelare i passeggeri, ma anche richiamare l’attenzione su un problema strutturale che non può più essere ignorato: questo sistema costringe i cittadini a chiedere giustizia sulla giustizia”.

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